Un pezzo di opinione su EL PAÍS evidenzia come alcune anziane a Valencia e Madrid descrivano il governo attuale come una «dittatura comunista», difendendo aspetti dell’era Franco come le infrastrutture. L’autore critica questa nostalgia, ricordando le carestie e le penurie di quell’epoca. Il 20 novembre, i veterani antifranchisti hanno espresso incredulità per tali reminiscenze.
In una strada valenziana, due anziane con le borse della spesa affermavano di vivere sotto una «dittatura comunista», come racconta il columnist su EL PAÍS. L’autore è sorpreso, dato l’età di queste donne che hanno vissuto il regime franchista, ma deduce che distinguono i tipi di dittatura. Nel quartiere Salamanca di Madrid, signore con il vermouth denunciano di essere «imbavagliate» dalla «dittatura sanchista», guidata dalla presidente di Madrid.
Il pezzo nota ironicamente che nelle dittature comuniste i evasori fiscali e chi si arricchisce con materiali sanitari in crisi vengono perseguiti, mentre nelle democrazie ideali i professionisti delle fake news sono premiati e i giornalisti veritieri ignorati. Si domanda chi instilli l’idea che Franco migliorò le infrastrutture, come le dighe, paragonandolo ai successi di Hitler, Mussolini o Pinochet, ignorando i desaparecidos.
La politica economica di Franco causò oltre un decennio di fame, alleviata dalle rimesse degli emigranti, dal lavoro dei prigionieri e dal turismo nascente. Il 20 novembre, indimenticabile, Nati Camacho e altri antifranchisti veterani, che subirono il carcere, si presero la testa: «Madrid era piena di baracche!, l’acqua non arrivava in molti quartieri!, la gente costruiva le case di notte!». Quello era un «Tempo di silenzio». Sotto Franco alcuni vivevano meglio, e altri, come disse Vázquez Montalbán, «salivano le scale meglio».
L’autore avverte che evidenziare qualcosa di positivo del franchismo oggi porta a essere etichettati franchisti, in un’epoca in cui la critica è il nuovo carcere, non la prigione.