Albero di giaca invasivo semplifica l'habitat e influisce sulle rane nella Foresta Atlantica

Uno studio della Uerj mostra che l'albero di giaca, una specie invasiva nella Foresta Atlantica, riduce la profondità della lettiera fogliare e l'abbondanza di artropodi, influenzando diverse specie di rane. Le aree dominate dall'albero presentano habitat più semplici, con impatti variabili sulla fauna selvatica. Pubblicato su Biological Invasions, lo studio sottolinea la necessità di gestione per ripristinare la complessità ecologica.

Le specie invasive rappresentano una minaccia significativa per la biodiversità globale alterando gli habitat e riducendo la diversità nativa. Nella Foresta Atlantica del Brasile, gli effetti dell'albero di giaca sulla vegetazione sono noti, ma uno studio recente del Dipartimento di Ecologia della Universidade do Estado do Rio de Janeiro (Uerj) esamina i suoi impatti sul pavimento forestale, un habitat critico per la fauna tropicale selvatica e invertebrati, che sono vitali per il funzionamento dell'ecosistema e come cibo per piccoli vertebrati. Questa semplificazione elimina microhabitat, riduce la ritenzione di umidità e crea condizioni meno stabili per specie sensibili. Gli scienziati hanno valutato tre specie di rane con requisiti ecologici variabili. Rhinella crucifer, o sapo-cururuzinho, un generalista tollerante alle perturbazioni, è stato registrato più frequentemente nelle aree dominate dalla giaca. Al contrario, Haddadus binotatus, noto come rãzinha-do-folhiço, che dipende da microhabitat umidi e stabili, ha mostrato un netto declino in queste zone. Proceratophrys schirchi, o sapo-de-chifres, non ha subito impatti diretti ma la sua presenza è correlata con la profondità della lettiera e la diversità degli artropodi, entrambi ridotti nei siti invasi, portando a effetti indiretti. Queste variazioni dimostrano come l'invasore agisca come un filtro ecologico, favorendo specie tolleranti alla degradazione e potenzialmente causando omogeneizzazione biologica, con comunità dominate da pochi generalisti e perdita di diversità funzionale. Lo studio sottolinea che la rimozione della giaca è cruciale nelle aree protette ma dovrebbe coinvolgere il ripristino della lettiera e della vegetazione nativa del sottobosco per prevenire ulteriori problemi. Finanziato da Faperj e Rufford Foundation, il lavoro, con accesso aperto tramite Capes e Springer Nature, evidenzia la necessità di comprendere gli impatti indiretti per politiche di conservazione efficaci, in particolare per gli anfibi sensibili.

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