Puigdemont esorta alla rottura per il socialismo spagnolo

Carles Puigdemont, ex presidente della Generalitat, pubblica un articolo su EL PAÍS sostenendo che l’unica via d’uscita per il socialismo spagnolo è la rottura e il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione. Critica l’allineamento del PSOE con il PP nel 2017 e il clima attuale di divisione sociale in Spagna. Evidenzia il Patto di Bruxelles come punto di svolta che ha teso i rapporti politici.

Nel suo articolo pubblicato il 23 novembre 2025 su EL PAÍS, Carles Puigdemont i Casamajó, ex presidente della Generalitat e leader di Junts per Catalunya, analizza le tensioni politiche in Spagna derivanti dal processo di indipendenza catalana. Descrive come il Patto di Bruxelles, firmato due anni fa, abbia scosso la politica spagnola rompendo le narrazioni ufficiali, richiamando il conflitto dal 1714, concordando indagini sul «lawfare» contro gli indipendentisti e promuovendo una legge di amnistia, un tabù fino ad allora.

Puigdemont ricorda la veemenza dei leader socialisti come Salvador Illa, attuale presidente della Generalitat, che esclamò: «Non ci sarà nessuna amnistia né niente del genere!». Menziona le negoziazioni in Svizzera con un mediatore internazionale, le richieste di status ufficiale del catalano nell’UE e nel Congresso dei Deputati. Due anni dopo, il protagonista della prima foto del patto è in carcere per corruzione, ci sono procedimenti penali contro l’entourage e la famiglia del presidente Pedro Sánchez, e il procuratore generale Álvaro García Ortiz è stato condannato e squalificato.

L’articolo avverte di un clima sociale bollente in Spagna, simile a periodi storici convulsi con fini tragici o tragicomici, come guerre, dittature o il golpe del 23-F. Puigdemont si sente interpellato come democratico europeo e indipendentista catalano, non come spagnolo per obbligo. Critica la resa del PSOE allineandosi al PP nell’ottobre 2017, dopo il discorso del re il 3 ottobre, e la loro posizione attuale di «abisso». Propone che il socialismo spagnolo affronti la rottura evitata 50 anni fa, riconoscendo il diritto all’autodeterminazione – un concetto che ha difeso per decenni – invece di perpetuare patti con il vecchio regime come la Transizione e la monarchia franchista.

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