Sabato 29 novembre è stata inaugurata l'esposizione fotografica incentrata sul corpo «Il Corpo come campo di battaglia», insieme all'annuncio dei vincitori della Nona edizione del Salone di Fotografia «Herman Puig». Le opere si distinguono per la loro qualità concettuale e le interpretazioni della realtà cubana attraverso il corpo umano. La mostra rende omaggio a Herman Puig, figura chiave della fotografia e del cinema cubani.
L'esposizione «Il Corpo come campo di battaglia» è stata inaugurata il 29 novembre presso la Galleria Mariano Rodríguez a Villa Panamericana e rimarrà aperta fino al 31 dicembre. Questo evento segna la nona edizione del Salone di Fotografia «Herman Puig», che premia giovani artisti per le loro opere innovative. Come nota l'articolo, «Voglio sottolineare la qualità delle loro opere, il loro arte concettuale che raffigura la realtà cubana, le loro interpretazioni individuali di ciò che significa il corpo e del valore che ha nelle nostre vite. Sono giovani artisti con grande talento e immaginazione».
Herman Puig Paredes, nato il 25 febbraio 1928 a Sagua la Grande, provincia di Las Villas, Cuba, e morto il 25 gennaio 2021 a Barcellona, Spagna, è stato un pilastro della fotografia e del cinema cubani. Studiò pittura e scultura e nel 1952 girò il suo primo cortometraggio, 'Sarna', con Edmundo Desnoes. Nel 1951, con l'aiuto di Henri Langlois, cofondatore della Cinémathèque Française, fondò la Cinemateca de Cuba, che derivò dal cineclub dell'Avana ufficialmente riconosciuto nel 1948. Puig fu anche fotografo di ritratti per la famiglia García Menocal e uno dei fondatori del Club Fotografico dell'Avana nel 1939.
Collaborò a diversi cortometraggi con figure come Carlos Franqui, Edmundo Desnoes e Néstor Almendros, tra cui 'El Visitante' nel 1955, 'Carta a una madre' e 'Sarna'. Negli anni '60 e '70 si trasferì in Spagna, lavorando nella fotografia di moda e pubblicitaria. A Madrid sperimentò nudi maschili, attirando accuse di pornografia durante la dittatura di Franco; fuggì a Parigi, diventando pioniere nella pubblicazione della storia del nudo maschile in fotografia e ottenendo riconoscimento artistico. Le sue opere sono conservate nella Bibliothèque Nationale de France.
Nel 2020, il documentario 'El gran impaciente', diretto da Juan Antonio García Borrero, è stato presentato in anteprima a Cuba nell'ambito di una rassegna sul cinema spagnolo, offrendo uno sguardo profondo sulla vita di questo artista cubano.