Repressione

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Realistic illustration of violent clashes between Iranian protesters and riot police in Tehran at night, featuring Khamenei's televised address amid blackout and 51 reported deaths.
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Protestas in Iran: Khamenei denuncia i 'vandali di Trump', promette di non arretrare mentre il bilancio delle vittime raggiunge i 51 in mezzo a un blackout

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Il leader supremo Ali Khamenei, in un discorso nazionale il 9 gennaio, ha bollato i manifestanti come 'vandali' e 'sabotatori' desiderosi di compiacere il presidente USA Donald Trump, mentre le dimostrazioni innescate dalla crisi economica il 28 dicembre si diffondono in oltre 50 città sotto un blackout internet quasi totale, con gruppi per i diritti umani che segnalano almeno 51 morti inclusi nove bambini. Trump ha avvertito di gravi conseguenze, mentre leader europei e l'Onu hanno condannato la repressione.

L'attivista cubana Anna Sofía Benítez Silvente, nota come Anna Bensi, ha respinto le pressioni degli agenti del controspionaggio che le imponevano di tacere o di andare in esilio dopo l'archiviazione di un caso a suo carico. Durante un incontro alla stazione di polizia di Alamar il 13 aprile, gli agenti le hanno offerto sostegno per la sua carriera musicale in cambio di collaborazione. Bensi ha denunciato le tattiche psicologiche e le minacce velate in un video in diretta.

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Di fronte agli attacchi israelo-americani, il regime iraniano ha lanciato un sito web collaborativo chiamato «Notre mémoire» per identificare gli oppositori all'estero, anche in Francia. Farid Vahid, franco-iraniano e co-direttore dell'Observatoire du Nord et du Moyen-Orient, teme che i dettagli personali sulla sua famiglia vengano esposti. Le tattiche includono chiamate anonime e pressioni familiari per silenziare il dissenso.

Un nuovo rapporto di Amnesty International mette in evidenza la violenza statale basata sul genere contro attiviste, difensori dei diritti umani e giornaliste a Cuba. Il documento, basato su 52 testimonianze dal 2014 al 2025, rivela schemi di repressione che strumentalizzano la maternità e minacciano le famiglie. Donne come Yenisey Taboada hanno subito molestie continue per aver denunciato abusi contro i loro figli imprigionati.

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