Emmanuel Macron nega piani per etichettatura statale dei media

Emmanuel Macron ha dichiarato martedì 2 dicembre, durante un consiglio dei ministri, di non aver mai considerato la creazione di un 'etichetta statale' per i media o un 'ministero della verità', come accusato dai media di Vincent Bolloré e da figure di destra ed estrema destra. Il presidente sottolinea che tali iniziative provengono da professionisti dei media, non dallo Stato. Petizioni lanciate da Bruno Retailleau e Éric Ciotti denunciano una deriva liberticida.

Il 2 dicembre 2025, durante il consiglio dei ministri, Emmanuel Macron ha smentito con fermezza le accuse dei media di Vincent Bolloré e di figure di destra ed estrema destra. 'Non è, e non sarà mai, il ruolo [dello Stato] creare un'etichetta per la stampa', ha dichiarato, secondo la portavoce del governo Maud Bregeon. Ha aggiunto che il presidente 'non ha mai sostenuto ciò né ha fatto quelle dichiarazioni'.

Il dibattito riguarda la regolamentazione dei social media e la lotta alla disinformazione. Il 19 novembre ad Arras, davanti ai lettori de La Voix du Nord, Macron ha menzionato un 'etichetta' portata 'dai professionisti dei media' per distinguere i siti di informazione dalle piattaforme commerciali basate su pubblicità personalizzata. Ha chiarito che non spetta al governo definire cosa sia informazione, citando la Journalism Trust Initiative di Reporters Without Borders. A Mirecourt, Vosgi, ha proposto un'azione giudiziaria sommaria per bloccare rapidamente le informazioni false.

Queste dichiarazioni hanno suscitato controversie. Il Journal du Dimanche, di proprietà di Vincent Bolloré, ha accusato il presidente di una 'deriva totalitaria' e di una 'tentazione di ministero della verità', riferendosi a 1984 di George Orwell. Jordan Bardella, presidente di Rassemblement National, l'ha definita una 'tentazione autoritaria'. Marine Le Pen ha giudicato l'etichettatura dei media 'estremamente pericolosa'.

Bruno Retailleau, leader dei Républicains, ed Éric Ciotti hanno lanciato petizioni martedì contro una presunta 'etichetta statale'. Quella di Retailleau denuncia una 'deriva pericolosa' e un 'attacco ai media sgraditi al dogma progressista'. Ciotti la descrive come una 'grave deriva illiberale' che minaccia la libertà di stampa. L'Eliseo ha risposto su X, regrettando che 'parlare di lotta alla disinformazione generi disinformazione'.

Macron ha menzionato personalmente informazioni false su di sé e sua moglie Brigitte, evidenziando l'impotenza di fronte a tali campagne. L'esperto di diritto della stampa Christophe Bigot considera tali misure 'né desiderabili, né praticabili né utili'. Questa controversia si inserisce in un dibattito più ampio sulla libertà di espressione e la regolamentazione degli algoritmi dei social media, che Macron paragona al 'Far West' piuttosto che alla 'libertà di parola'.

L'idea dell'etichetta proviene dagli États Généraux de l'Information del 2024, che hanno raccomandato ai professionisti di rafforzare la fiducia pubblica.

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