Il Belgio ha bloccato un sofisticato piano della Commissione Europea per mobilitare asset russi congelati senza confiscarli, al fine di concedere un prestito di 140 miliardi di euro all'Ucraina. Questa decisione, presa a un summit a Bruxelles, è rinviata a dicembre a causa delle preoccupazioni belghe. L'Unione Europea cerca così di compensare la fine del sostegno USA sotto Donald Trump.
Il Belgio, un piccolo paese europeo e sede delle istituzioni UE, si trova al centro di un complesso groviglio politico, legale e finanziario riguardo all'aiuto all'Ucraina. Dopo la decisione di Donald Trump di porre fine al sostegno USA, e con le casse europee vuote, l'Unione Europea ha deciso di rompere un tabù in vigore dall'inizio della guerra: l'uso degli asset russi congelati.
A un summit a Bruxelles giovedì, il Belgio ha espresso forti preoccupazioni sul piano proposto dalla Commissione Europea. Questo meccanismo mira a mobilitare gli asset russi congelati nel paese senza una confisca formale, per creare un 'prestito di riparazioni' di 140 miliardi di euro per Kiev. Di conseguenza, l'adozione formale da parte dei Ventisette è stata bloccata, e la decisione rinviata a dicembre.
Circa 200 miliardi di euro in riserve della Banca Centrale russa sono immobilizzati nelle casse di Euroclear, una società di servizi finanziari con sede a Bruxelles. Questi fondi sono congelati da febbraio 2022 come parte delle sanzioni contro Mosca, rinnovate ogni sei mesi all'unanimità dagli Stati membri. Un primo passo è stato compiuto l'anno scorso con l'uso dei profitti generati da questi asset, stimati in 3-4 miliardi di dollari annui.
Il blocco del Belgio evidenzia le sfide legali e politiche che circondano questa misura, mentre l'Europa cerca di sostenere l'Ucraina contro l'aggressione russa.