Il governo francese prevede un rimescolamento ministeriale al più presto a metà della prossima settimana, dopo una possibile mozione di sfiducia del Rassemblement national. Tre ministri lasceranno per nomine o candidature elettorali. Questa tempistica rispetta il calendario parlamentare e il periodo di riserva per le elezioni municipali.
Il primo ministro Sébastien Lecornu pianifica un rimescolamento del governo, ma è stato posticipato almeno fino alla fine della settimana corrente. Secondo Matignon, come riportato da Le Monde sabato 21 febbraio, i cambiamenti non avverranno prima dell’esame di una possibile mozione di sfiducia del Rassemblement national (RN). La mozione riguarda la roadmap energetica adottata con decreto, un passaggio che il RN definisce «passage en force» poiché aveva richiesto una legislazione parlamentare. Il partito di estrema destra potrebbe presentare il suo testo già lunedì, portando a un dibattito nell’Assemblea Nazionale al più presto mercoledì, secondo una fonte dell’esecutivo citata da Agence France-Presse. Inizialmente Lecornu intendeva effettuare il rimpasto prima dell’inizio del periodo di riserva per le elezioni municipali, che parte nella notte tra domenica e lunedì. «Il primo ministro attende di sapere quando sarà discusso la possibile mozione di sfiducia del Rassemblement national» e «per rispetto del Parlamento non modificheremo il governo prima», ha riferito il suo entourage a Le Monde. Tra le partenze confermate figurano almeno tre ministri. Rachida Dati, responsabile della Cultura, si candida a sindaco di Parigi e ha promesso di lasciare il posto prima delle elezioni del 15 marzo, richiamando il doppio ruolo di Édouard Philippe nel 2020. Amélie de Montchalin, ministra del Bilancio, assumerà il suo incarico alla Cour des comptes lunedì, richiedendo la rimozione ufficiale domenica. Charlotte Parmentier-Lecocq, responsabile per autonomia e disabili, punta a tornare al suo seggio di deputata. Questo rimpasto avviene tra tensioni politiche, con il RN che inizialmente mirava a una mozione di sfiducia bipartisan sull’energia.