L'Assemblea Nazionale ha respinto martedì due mozioni di censura contro il governo di Sébastien Lecornu, consentendo l'adozione in nuova lettura del progetto di legge finanziaria per il 2026. La mozione di sinistra escluso il PS ha ottenuto 267 voti, inferiori ai 289 richiesti, mentre quella del RN ne ha ricevuti 140. Il progetto è ora inviato al Senato per l'esame.
Il 27 gennaio 2026, l'Assemblea Nazionale ha concluso una seduta tesa respingendo due mozioni di censura presentate in risposta all'uso ripetuto dell'articolo 49.3 da parte del primo ministro Sébastien Lecornu. Egli ha impegnato la responsabilità del suo governo per approvare la sezione delle spese e il bilancio generale dello Stato per il 2026, nonostante la sua promessa iniziale di non ricorrere a questa procedura. La prima mozione, guidata dalla sinistra escluso il Partito Socialista (LFI, ecologisti e comunisti), è stata respinta con 267 voti a favore, inferiori ai 289 necessari per far cadere il governo. Una mozione simile era fallita il venerdì precedente con 269 voti. Il PS si è astenuto, lodando progressi come 8 miliardi di euro di entrate fiscali eque e 12 miliardi per il potere d'acquisto. La deputata ecologista Christine Arrighi ha denunciato un «bilancio ingiusto» che «sacrifica l'ecologia» e impone «tagli budgietari senza precedenti». La seconda mozione, presentata dal Rassemblement National (RN) e dai suoi alleati UDR, ha raccolto solo 140 voti, contro 142 il giorno prima. Il deputato RN Jean-Philippe Tanguy ha criticato un bilancio che «non controlla la spesa» e peggiora il debito, affermando: «Più spendete soldi francesi, peggio diventano i loro problemi». Éric Ciotti (UDR) lo ha definito «senza visione, senza coraggio e senza fede nell'economia». L'adozione del bilancio in nuova lettura ne consente la trasmissione al Senato, che lo esaminerà giovedì e potrebbe respingerlo in toto, aprendo la strada a un terzo 49.3 venerdì, seguito da mozioni il 2 o 3 febbraio. Le spese delle missioni statali raggiungono quasi 594 miliardi di euro, in aumento di 11,5 miliardi rispetto al 2025, con incrementi notevoli per la Difesa (66,5 miliardi, +6 miliardi) e impegni finanziari (+4 miliardi). Lecornu ha difeso il suo testo: «La spesa sta davvero rallentando», rimpiangendo la mancanza di una «alternativa credibile». Il deputato LFI Hadrien Clouet ha ironizzato: «Avete sacrificato tutto [...] a un debito del 5%». Questo voto conclude quattro mesi di dibattiti parlamentari caotici, segnati da 150 ore di mozioni, secondo la deputata macronista Julie Delpech. Gruppi come Liot, Horizons e Democratici hanno rifiutato la censura per dare priorità alla stabilità, nonostante le critiche per mancanza di visione.