Più di 76.000 iscritti ai Républicains (LR) sono chiamati a votare questo fine settimana sul metodo di selezione del loro candidato alle presidenziali del 2027. Sono disponibili tre opzioni: la designazione diretta di Bruno Retailleau, una primaria chiusa ai soli iscritti o una primaria aperta che includa i simpatizzanti. Il voto giunge in un clima di tensioni interne al partito.
Bruno Retailleau, presidente dei Républicains ed ex ministro dell'Interno, ha mantenuto una promessa elettorale organizzando questa votazione tra i 76.653 iscritti in possesso di una tessera LR valida. Ai sensi dell'articolo 21 dello statuto del partito, i militanti devono scegliere tra la designazione diretta di Retailleau come candidato, una primaria chiusa limitata agli iscritti o una primaria aperta più ampia.
All'interno della destra stanno emergendo voci critiche. Laurent Wauquiez, leader dei deputati della Droite républicaine, definisce il voto "un voto inutile" e dichiara che voterà scheda bianca, sostenendo che le opzioni siano prive di significato, in particolare la primaria chiusa, dove al momento è candidato il solo Retailleau.
Michel Barnier, ex primo ministro e presidente del consiglio nazionale di LR, ha dichiarato a Le Figaro di preferire una primaria aperta ai simpatizzanti, in linea con lo statuto. "Arriverà il momento in cui gli elettori ci chiederanno di trovare un accordo", avverte, annunciando una riunione del consiglio nazionale prima dell'estate e un "momento della verità" in autunno.
Othman Nasrou, segretario generale dei Républicains e sostenitore di Retailleau, osserva che "nessun altro partito oltre a LR è in grado di portare 76.653 persone a votare in un processo interno". Nonostante partenze come quella di David Lisnard e la popolarità di Édouard Philippe, Retailleau punta tutto su questo "requisito democratico" in vista del 2027.