Telefónica propone l’82% dell’ERE come prepensionamenti dai 55 anni

Telefónica ha presentato ai sindacati la sua proposta iniziale per un nuovo ERE che coinvolge 6.088 dipendenti, con l’82,7% dei licenziamenti come prepensionamenti dai 55 anni. L’offerta rispecchia le condizioni di adeguamento del 2024 ma elimina il premio di voluntarietà e si riserva il diritto a licenziamenti forzati. I sindacati la giudicano insufficiente e chiedono piena universalità e voluntarietà.

Il 1º dicembre 2025, Telefónica ha presentato ai sindacati la sua proposta iniziale per un Employment Regulation File (ERE) che riguarda le controllate Telefónica de España, Telefónica Móviles e Telefónica Soluciones, nell’ambito del Convenio de Empresas Vinculadas (CEV). Dei 6.088 licenziamenti previsti, 5.040 (82,7%) sarebbero prepensionamenti dai 55 anni, con il resto uscite volontarie, sebbene l’azienda si riservi licenziamenti forzati in caso di mancato raggiungimento delle quote.

La proposta economica rispecchia lo schema del 2024 ma elimina il premio di voluntarietà. Per i nati nel 1969, 1970 e 1971, offre il 68% dello stipendio regolamentare fino a 63 anni e il 38% da 63 a 65. Per il 1965-1968, 62% fino a 63 anni e 34% dopo; per il 1964 e precedenti, 52% fino a 63 anni e 34% fino a 65. Include un aggiornamento annuo dell’1% nella seconda tranche, reversibilità del reddito, accordo speciale fino a 63 anni, copertura sanitaria, contributo al piano pensionistico, ATAM e contributi per la disoccupazione.

Non sono previste uscite nelle aree critiche come cloud, cybersecurity, AI o IoT. I sindacati UGT, CCOO e Sumados-Fetico hanno respinto l’offerta, definendola «insufficiente». UGT ha dichiarato che non ci sarà accordo senza miglioramenti in voluntarietà e universalità, citando la garanzia occupazionale del III CEV che impedisce licenziamenti non concordati. CCOO ha chiesto l’eliminazione dei licenziamenti forzati e il rispetto dell’universalità. Sumados-Fetico ha enfatizzato la necessità di premesse di voluntarietà.

Sul piano politico, la vicepresidenta Yolanda Díaz ha definito l’ERE «indecente» in una lettera, affermando che «i soldi pubblici non sono per licenziare nessuno», data la quota di SEPI. Il ministro Óscar López ha insistito su un accordo sindacale. Parallelamente, le negoziazioni prorogano il contratto collettivo al 2030, con richieste sindacali di revisioni salariali legate all’IPC e correzione della scala salariale duale del 2011.

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