La Norvegia ha conquistato un record di 18 medaglie d'oro alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, in cima alla classifica con 41 podi totali. È stata la quarta edizione consecutiva in cui la nazione ha guidato la classifica dell'oro, superando il precedente massimo di 16 da Pechino 2022. Il successo deriva da un sistema sportivo incentrato sui giovani che privilegia la partecipazione rispetto alla pressione precoce.
Le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 si sono concluse con la Norvegia dominante nella classifica medaglie, confermato dall'estinzione della fiamma nell'Arena di Verona nel febbraio 2026. Con una popolazione di 5,7 milioni, la Norvegia ha superato nazioni più grandi come Stati Uniti e l'Italia ospitante. Lo sci di fondo Johannes Høsflot Klæbo ha contribuito con sei ori, portando il suo totale in carriera a 11, mentre la pattinatrice di velocità Ragne Wiklund ha vinto tre medaglie. Il bottino di medaglie norvegese includeva 21 nello sci di fondo, 17 nel biathlon e quattro nel pattinaggio di velocità, evidenziando uno sviluppo ampio dei talenti. Questa efficienza pro capite è attribuita al Modello norvegese, formalizzato attraverso le disposizioni “Diritti dei bambini nello sport” adottate nel 2007 e riviste nel 2019. Queste regole proteggono i bambini da punteggi, classifiche o cronometraggi fino all'età di 11 anni, privilegiando gioia e crescita personale per un coinvolgimento a lungo termine. L'ex fondista Oddvar Brå, che ha gareggiato in cinque Olimpiadi dal 1972 al 1988, spiega l'approccio: “Non è certo che il bambino di 10 anni bravo allora sia il migliore come junior o senior.” Il sistema supporta i tardivi e la multisport, come nel background di Wiklund con l'orienteering prima del pattinaggio. Lei nota differenze con le rivali: “Le ragazze contro cui competo ora, competavo già contro di loro a 12 anni. Mi battevano di 10 secondi sulle distanze brevi. Allora non avevo ancora scommesso sul pattinaggio di velocità, mentre loro scommettevano tutto su uno sport.” Dal punto di vista finanziario, la Norvegia non offre premi olimpici, a differenza dei 213.000 euro per oro in Italia o importi superiori da Singapore e Hong Kong. Invece, borse di studio supportano gli atleti, e Norsk Tipping ha diretto quasi 400 milioni di euro alle infrastrutture sportive nel 2025. Tuttavia, Brå solleva preoccupazioni sui costi crescenti, come 600 euro per scarponi da sci top, rischiando di rendere lo sci di fondo uno “sport da ricchi”. Dice: “Non c'è dubbio che alcuni atleti in Norvegia non potrebbero mai praticare sport di alto livello per limiti finanziari.” Il modello enfatizza l'autonomia dell'atleta rispetto ai sistemi guidati dagli allenatori, favorendo la resilienza. Wiklund, che frequenta un master in data science, descrive l'università come meccanismo di recupero: “All'università non sono una pattinatrice di velocità; sono solo una studentessa come le altre.” Questo focus olistico sottolinea la filosofia norvegese dello sviluppo sportivo sostenibile.