La famiglia di Cecilia Monzón ha espresso soddisfazione per la condanna del suo ex partner, Javier López Zavala, per il femminicidio del 2022 a Puebla. Il tribunale lo ha ritenuto colpevole di aver pianificato l’omicidio, con la sentenza fissata al 31 dicembre 2025. La famiglia chiede la pena massima di 60 anni di carcere.
La famiglia di Cecilia Monzón, l’attivista messicana-spagnola che ha dedicato la vita alla difesa delle donne vittime di violenza, ha diffuso mercoledì un comunicato in cui acclama la condanna «storica» di Javier López Zavala. L’ex politico, che si candidò a governatore di Puebla nel 2010 ed era l’ex compagno di Monzón, è stato ritenuto colpevole dal Tribunale Statale con Prospettiva di Genere di Puebla. La sentenza, emessa martedì, ha stabilito che López Zavala ha pianificato il femminicidio e fornito i mezzi materiali a Jair Mauricio Domínguez e Silvestre Vargas Ramírez, che hanno agito come coautori sparando a Monzón fino a sette volte il 21 maggio 2022 a San Pedro Cholula.
Il processo orale, iniziato nell’aprile 2025, ha contato oltre 80 udienze nonostante le reiterate manovre legali della difesa per ritardare il procedimento. «Si tratta di una condanna storica che applica una prospettiva di genere e individualizza la responsabilità sulla base delle prove presentate in giudizio», si legge nel comunicato della famiglia. Hanno riconosciuto il lavoro cruciale dell’Ufficio del Procuratore Generale di Puebla, del governo dello stato di Puebla e della Segreteria per le Donne del Messico, insieme al sostegno del consolato spagnolo e delle organizzazioni non governative.
Giorni prima dell’omicidio, Monzón si era recata in procura per richiedere gli alimenti a López Zavala, che era stato segretario dell’Interno sotto il governatore Mario Marín (2005-2011). La famiglia ha riaffermato il proprio impegno a onorare la lotta di Monzón per i diritti delle donne a Puebla e in Messico, chiedendo le pene massime per tutti gli imputati all’udienza di sentenza del 31 dicembre 2025.