Le autorità giudiziarie di Santa Fe hanno fermato la madre di una ragazza di 16 anni accusata dell’omicidio di Jeremías Monzón, un ragazzo di 15 anni ucciso a dicembre. La donna è considerata possibile partecipante necessaria al crimine, ripreso in video e la cui diffusione ha scatenato proteste. Il procuratore Francisco Cecchini indaga su minacce telefoniche per chiarirne il coinvolgimento.
L’omicidio di Jeremías Monzón ha sconvolto la provincia di Santa Fe. Il ragazzo di 15 anni di Santo Tomé è scomparso il 18 dicembre 2025. Si era recato a Santa Fe per il primo incontro di persona con una ragazza di 16 anni, principale sospettata. Quattro giorni dopo, il 22 dicembre, i vicini hanno segnalato un corpo in un capannone all’ingresso sud della città, vicino al ponte stradale che collega Santa Fe a Santo Tomé, di fronte allo stadio del club Colón. L’autopsia ha rilevato da 20 a 23 ferite da arma da taglio, con la morte avvenuta il 18 dicembre. L’adolescente è stata arrestata il 23 dicembre nella “Casa de Juan Diego”, casa di assistenza a Santa Fe, insieme alla madre. Due 14enni sono stati anch’essi accusati ma restituiti alle famiglie sotto la supervisione della Segreteria al Benessere Minorile. Recentemente, il procuratore Francisco Cecchini ha disposto il fermo della madre, sulla base di nuovi elementi probatori che la implicano come partecipante necessaria. Si indaga sull’origine di minacce telefoniche per confermare questa ipotesi. La minore è detenuta in un centro chiuso per giovani a Rosario da dicembre. Il caso ha attirato l’attenzione pubblica per un video trapelato con dettagli del crimine, che ha provocato una manifestazione venerdì davanti allo stadio Colón. Familiari e organizzazioni hanno chiesto giustizia, maggiore protezione alle vittime e protocolli rigorosi per evitare la diffusione di prove sensibili. La famiglia di Monzón ha sottolineato di limitare l’uso del video al solo processo giudiziario.