Giovani cubani indossano cappelli MCGA, scatenando dibattito politico

Un pezzo di opinione su Havana Times mette in discussione un’immagine di giovani cubani con cappelli rossi MCGA, simili al MAGA di Trump, notandone l’artificiosità percepita e i paralleli con il regime attuale. L’autore Miguel Coyula sostiene la libertà di espressione ma si distanzia dal movimento. Il governo cubano ha vietato le manifestazioni a sostegno di Trump.

In un articolo pubblicato l’11 febbraio 2026 su Havana Times, Miguel Coyula racconta la reazione di un amico statunitense democratico a una foto di giovani cubani con cappelli rossi MCGA (Make Cuba Great Again): «Sembra intelligenza artificiale». Coyula ha provato una profonda stranezza, sospettando inizialmente un collage o un’IA creata dal regime per screditare l’opposizione interna.  Dopo quasi 70 anni di dittatura, questi giovani fanno riferimento a un simbolo legato al governo autoritario di Donald Trump, descritto come un presidente condannato che ha sostenuto il genocidio a Gaza e graziato i rivoltosi del Campidoglio responsabili di morti, inclusa quella dell’agente Brian Sicknick. Sotto Trump, l’ICE ha espulso oltre tre milioni di immigrati, cubani inclusi, in mezzo a obiettivi espansionistici in Venezuela, Cuba e Groenlandia.  Coyula traccia paralleli tra Trump e Fidel Castro per tratti sociopatici e megalomania, entrambi promotori di ideali astratti: l’umanesimo per Castro, il materialismo per Trump. Critica l’anti-intellettualismo di Trump, influenzato da Ayn Rand, e le espansioni di Castro in Africa.  Il movimento MCGA, derivato da MAGA, appare inautentico, guidato da ingenuità o vuoto in mezzo alla dittatura attuale. Coyula sente giustificazioni come «Non mi importa, voglio solo che la dittatura finisca», ma avverte contro l’erosione del pensiero critico. Il governo cubano ha imposto sanzioni che vietano le manifestazioni di sostegno a Trump, potenzialmente controproducenti data la sua impopolarità.  Coyula approva la libertà di espressione dei giovani, condividendo il loro obiettivo di porre fine al regime, ma afferma che non lo rappresentano. Ricorda abusi storici e il ruolo del suo bisnonno nell’assemblea costituente del 1939.

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