Mentre i parlamentari francesi esaminano da oltre un mese i bilanci statali e di sicurezza sociale per il 2026, è emerso un acceso dibattito sulla finanziamento del welfare. Le dichiarazioni del ministro del Lavoro Jean-Pierre Farandou sulle politiche di 'massima generosità' hanno provocato reazioni accese dalla sinistra e dai sindacati.
La discussione si concentra sugli sforzi di bilancio necessari in mezzo a finanze pubbliche disastrose. Il 4 novembre, Jean-Pierre Farandou ha giustificato i tagli al bonus di Noël – un aiuto eccezionale per i beneficiari del minimo sociale – affermando: «Non sono sicuro che il nostro paese abbia i mezzi per continuare queste politiche di massima generosità». Questa dichiarazione sottolinea l'inevitabilità delle riduzioni nelle azioni di solidarietà finanziate collettivamente.
Le sue parole hanno offeso molti. A sinistra, Marianne Maximi, deputata di La France insoumise di Puy-de-Dôme, ha risposto criticando il governo di Emmanuel Macron: «Sì, ma con coloro che se la passano molto bene», denunciando il rifiuto di tassare di più i più ricchi. Nei sindacati, la segretaria generale della CFDT Marylise Léon ha giudicato i termini inadeguati per il bonus di Noël, che aiuta persone precarie: «poco più di 100 euro, che sono beneficiari del RSA [reddito di solidarietà attiva], in cerca di lavoro e che non hanno molto più di 500 euro al mese».
Questo scontro riecheggia una disputa ricorrente sulla generosità dello stato sociale francese. Gli economisti divergono sui modi per trovare nuove entrate, mentre il Parlamento continua le sue deliberazioni.