La ministra dei Conti Pubblici vuole lanciare un progetto sull'imposta sul costo del lavoro, che genera più di 17 miliardi di euro all'anno. Questa misura, creata nel 1948, ha scatenato intensi dibattiti all'Assemblea Nazionale durante la revisione del disegno di legge sul finanziamento della sicurezza sociale. Nonostante numerose modifiche, nessuna riforma è stata ancora adottata.
L'imposta sul costo del lavoro, istituita nel 1948, si applica alle attività non soggette all'IVA e rappresenta più di 17 miliardi di euro in entrate annuali, gravando in particolare sui datori di lavoro del settore pubblico. La ministra dei Conti Pubblici Amélie de Montchalin ha espresso il desiderio di lanciare un progetto su questa imposta, ma solo dopo la revisione del bilancio.
Mercoledì sera scorso, i deputati hanno tenuto un lungo dibattito su questa imposta nell'ambito della sezione 'entrate' del disegno di legge sul finanziamento della sicurezza sociale (PLFSS). Oltre venti emendamenti, provenienti da quasi tutti i fronti politici, miravano a riformare la misura: esentando determinati attori o semplificando la sua scala complessa in un'unica aliquota. Tutte queste proposte, accompagnate da pareri sfavorevoli del relatore generale dell'Assemblea e del governo, sono state ritirate o respinte.
Il governo risponde così alle richieste di riduzione dell'imposta con un 'sì, ma no', rimandando azioni significative dopo il bilancio. Diversi emendamenti facevano riferimento a un rapporto, ma il dibattito non ha prodotto cambiamenti immediati, evidenziando le tensioni sulle finanze pubbliche in Francia.