Gli stati e i comuni brasiliani contestano i presupposti di semplificazione della riforma fiscale e pianificano di riprendere le riscossioni 'tassa su tassa' durante il periodo di transizione. Ciò potrebbe innescare contenziosi nazionali, minando l'obiettivo della riforma di ridurre le dispute giudiziarie. Il paese guida già il mondo per contenziosi fiscali.
La riforma fiscale brasiliana prometteva di ridurre i contenziosi, che aumentano i costi aziendali e l'incertezza degli investitori. Il paese ha il numero più alto di dispute fiscali al mondo, molte delle quali riguardano la non cumulabilità, dove le spese delle aziende non vengono detratte dalle tasse dovute alle autorità federali, statali o municipali.
Un caso classico è la 'Tese do Século', che contesta la tassa su tassa. In termini semplici, le autorità fiscali calcolavano le imposte sul valore totale della vendita o del servizio, inclusa l'imposta stessa, nota come 'addebito interno'. La riforma ha istituito una vasta non cumulabilità per i crediti d'imposta e un calcolo 'esterno', escludendo l'importo dell'imposta dalla base.
Tuttavia, stati e comuni respingono questa semplificazione. Durante la transizione 2027-2032, l'ICMS statale e l'ISS municipale diminuiranno del 10% annuo, mentre la nuova Imposta sui Beni e Servizi (IBS) sarà introdotta allo stesso ritmo. Gli stati intendono applicare l'ICMS sui valori delle operazioni più l'IBS, ampliando la base imponibile.
Il Distretto Federale ha confermato ciò in un parere consultivo. Pernambuco va oltre, applicando l'ICMS sulle nuove tasse dal 2026, un anno di prova in cui i nuovi gravami vengono solo riportati nei documenti fiscali, senza riscossione. Questo schema si diffonderà probabilmente, supportato dai comuni, creando dispute fiscali a livello nazionale.
I contribuenti hanno basi per litigare: la riscossione 'tassa su tassa' è considerata perversa, contraria allo spirito della riforma e protrarrà le battaglie giudiziarie per anni.