In un'ulteriore escalation del conflitto in corso, l'aeronautica israeliana ha colpito siti del Corpo delle Guardie della Rivoluzione a Teheran e Isfahan il 12 marzo, a seguito degli attacchi iniziali USA-israeliani all'inizio del mese. L'Iran ha risposto con missili e droni mirati su Israele, basi USA e stati del Golfo, mentre gli attacchi alla navigazione nello Stretto di Hormuz—attraverso cui passa il 20% del petrolio globale—hanno suscitato timori di una grave crisi energetica.
Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno confermato attacchi aerei selettivi su obiettivi militari e logistici iraniani, inclusi impianti di droni/missili del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), centri di pianificazione e basi di unità speciali a Teheran e Isfahan. L'IDF li ha definiti centrali per l'aggressione regionale dell'Iran. nnLa risposta dell'Iran si è intensificata, con attacchi su infrastrutture civili, trasporti e navi commerciali nel Golfo Persico. Almeno tre navi mercantili, inclusa una nave cargo con bandiera thailandese che è esplosa, sono state colpite da proiettili in mezzo a 14 attacchi totali da quando le ostilità sono escalate. L'IRGC ha minacciato di bloccare lo Stretto di Hormuz finché dura la campagna israeliana, trattendo centinaia di navi. nnQuesto rappresenta la minaccia più grave per le forniture energetiche globali dalle crisi petrolifere degli anni '70, con analisti iraniani che prevedono prezzi del greggio fino a 200 dollari al barile. L'Agenzia Internazionale dell'Energia ha risposto rilasciando 400 milioni di barili dalle riserve strategiche. The Guardian ha citato avvertimenti iraniani di un potenziale 'caos economico globale', collegati alle origini del conflitto nelle operazioni congiunte USA-israeliane di inizio marzo contro le capacità missilistiche e nucleari dell'Iran.