La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, iniziata il 28 febbraio 2026, ha portato i prezzi del petrolio sopra i 100 dollari al barile, chiudendo lo Stretto di Hormuz e creando volatilità sui mercati globali. In Messico, questo potrebbe significare entrate petrolifere aggiuntive di 406 miliardi di pesos se il prezzo medio si mantiene a 90 dollari per l'anno. Tuttavia, il conflitto ha anche deprezzato il peso messicano e accelerato l'inflazione al 4,02% a febbraio.
Il conflitto armato in Medio Oriente è iniziato il 28 febbraio 2026, con bombardamenti da parte degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran, causando la morte del Leader Supremo Ayatollah Ali Jamenei. L'Iran ha risposto nominando suo figlio, Mojtba Jamenei, come nuovo leader supremo, e la Guardia Rivoluzionaria ha minacciato di attaccare petroliere nello Stretto di Hormuz, portando alla sua chiusura parziale e paralizzando il transito di greggio, che rappresenta un quinto dell'offerta globale worldwide. I prezzi del petrolio sono schizzati in alto: il WTI ha raggiunto 101,88 dollari al barile il 9 marzo, in aumento del 12%, mentre il Brent è stato scambiato a 99,13 dollari, in salita del 6,95%. La miscela di esportazione del Messico ha chiuso la scorsa settimana a 83,64 dollari, il massimo da due anni e quattro mesi, il 52,7% sopra la previsione della Segreteria delle Finanze (54,9 dollari). Secondo l'Istituto Messicano per la Competitività (IMCO), se il prezzo medio chiude a 90 dollari, il Messico otterrebbe 406 miliardi di pesos in entrate petrolifere extra. Ogni dollaro aggiuntivo genera circa 11,6 miliardi di pesos, ma l'IMCO avverte che riattivare gli stimoli fiscali per l'IEPS sulla benzina potrebbe annullare questi benefici, come nel 2022 con 395,4 miliardi di pesos in sussidi. L'impatto sul Messico include volatilità valutaria: il peso si è deprezzato a 18,0017 per dollaro l'8 marzo, rompendo il tetto delle 18 unità per la prima volta dal dicembre 2025, sebbene si sia ripreso il 9 marzo a 17,6711, apprezzandosi dello 0,74%. L'inflazione annuale è salita al 4,02% a febbraio, superando il range target di Banxico (3% ±1 punto), spinta dagli aumenti di verdure e cibo, sebbene l'inflazione sottostante sia rallentata leggermente al 4,50%. Il presidente Donald Trump ha descritto l'aumento dei prezzi del petrolio come un 'piccolo prezzo da pagare' per 'sottomettere' l'Iran, mentre paesi come Arabia Saudita, Kuwait e Iraq hanno tagliato la produzione a causa della chiusura dello stretto. Analisti come Giovanni Staunovo di UBS avvertono che una chiusura prolungata spingerebbe i prezzi ancora più in alto per frenare la domanda. La presidente Claudia Sheinbaum ha dichiarato che riattivare gli stimoli IEPS non è ritenuto necessario al momento, sebbene sia previsto in caso di ulteriore aumento dei prezzi.