Dibattito sull'adozione del voto distrettuale misto in Brasile

Due articoli di opinione su Folha de S.Paulo dibattono se il Brasile dovrebbe adottare il voto distrettuale misto per le elezioni di deputati e consiglieri a partire dal 2030. La proposta, riportata dal deputato Domingos Neto (PSD-CE), mira a bilanciare la rappresentanza locale e proporzionale. Una parte evidenzia i benefici per questioni locali e nazionali, mentre l'altra avverte di complessità e rischi.

Il dibattito sulla riforma elettorale riaffiora in Brasile, concentrandosi sul voto distrettuale misto, proposto per sostituire il sistema proporzionale attuale a partire dal 2030. Nell'attuale configurazione, gli stati fungono da distretti plurinominali dove i deputati vengono eletti proporzionalmente in base ai voti del loro partito, utilizzando liste aperte ordinate in base al conteggio dei voti individuali.

Sotto il voto distrettuale misto, gli elettori avrebbero due voti: uno per un candidato nel loro distretto, eletto a maggioranza semplice, e un altro per una lista partidaria chiusa che determina le proporzioni dei seggi. Metà dei seggi andrebbe ai vincitori dei distretti, con i voti distrettuali aggregati per calcolare la rappresentanza partitica, riempiendo il resto dalle liste. A Rio de Janeiro, ad esempio, i 46 deputati federali sarebbero divisi in 23 distretti di circa 700.000 abitanti ciascuno, con 10 nella capitale e raggruppamenti nell'entroterra.

Scienziati politici della FGV Eaesp sostengono la proposta, affermando che il sistema garantisce «rappresentanti che possono discutere sia problemi locali che politiche e sfide più ampie», mescolando proporzionalità e vicinanza geografica, simile al modello tedesco. Tuttavia, ne questionano l'adeguatezza in Brasile, dove distretti formali potrebbero facilitare la cattura da parte di organizzazioni criminali in aree controllate da milizie o traffico di droga, anziché prevenirla. Il Brasile opera già informalmente in modo distrettuale, con campagne concentrate su territori per massimizzare i voti.

Al contrario, un ricercatore della FGV CPDOC e autore sui sistemi elettorali si oppone, indicando tre problemi: la delineazione territoriale complessa da parte dell'IBGE, vulnerabile a influenze politiche e potenzialmente confusa tra distretti federali e statali; il voto utile, che danneggia i partiti minori, come un elettore PSOL che sceglie il PT per battere la destra; e la creazione di «due categorie di deputati», con gli eletti nei distretti focalizzati sull'intermediazione locale e quelli dalle liste sul lavoro partitico. Ribatte che non bloccherebbe l'influenza criminale, poiché le organizzazioni potrebbero premere sui voti distrettuali o piazzare alleati sulle liste. Le riforme recenti sono ancora in fase di assestamento, rendendo il cambiamento prematuro e più complesso.

Entrambe le parti concordano che il dibattito è eccessivamente semplicistico, trascurando le specificità brasiliane come le liste aperte e il controllo territoriale informale.

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