In una tribuna pubblicata su Le Monde, gli esperti sottolineano che il 40% dei francesi vuole impegnarsi nella vita civica e politica, formando una riserva sottoutilizzata. Ciò avviene all'inizio del 2026, un periodo che va dalle elezioni municipali al voto presidenziale, in un clima di fatalismo e scoraggiamento.
All'inizio del 2026, la Francia entra in una fase politica intensa, che spazia dalle elezioni municipali al prossimo voto presidenziale. Tuttavia, l'atmosfera è offuscata dal fatalismo verso i risultati elettorali e da un profondo scoraggiamento nella relazione francese con la politica, come dimostrato dai sondaggi di opinione. Eventi globali, da Davos a Nuuk via Kiev, accentuano questa distrazione e portano a una notevole letargia politica: disinteresse per i dibattiti sul bilancio e scarsa attenzione mediatica sulle municipali. In diverse grandi città, si sta svolgendo una 'strana campagna', con alcuni candidati che evitano deliberatamente le dimensioni politiche. Ciò appare paradossale, poiché i sindaci rimangono i funzionari eletti più fidati, con il 68% di fiducia rispetto al solo 20% per i deputati, secondo il sondaggio 'Fractures françaises' del 2025. Gli autori della tribuna – Bruno Cautrès e Blanche Leridon dell'Institut Montaigne, insieme a Didier Barbé, presidente del Centre d'information civique – offrono una visione più equilibrata. Il loro rapporto 'Démocratie: les nouveaux chemins du civisme', basato su un sondaggio Verian di 3.000 francesi di 16 anni e oltre, conferma la disillusione ma illumina un significativo appetito civico. Questi 40% desiderosi di impegno formano un potenziale inutilizzato che potrebbe compensare il tono apocalittico prevalente nel discorso pubblico.