L'azienda israeliana Enlight Renewable Energy sta ampliando Gecama, il più grande parco eolico spagnolo a Cuenca, nonostante le misure del governo spagnolo che vietano il commercio con Israele per la situazione a Gaza. Autorizzato a luglio, il progetto aggiungerà pannelli solari e batterie per raddoppiare la produzione a 625 MW. I gruppi di advocacy criticano la decisione per incoerenze sui diritti umani.
Il parco eolico Gecama, situato nei comuni di Atalaya del Cañavete, Cañada Juncosa e Tébar nella provincia di Cuenca, è il più grande di Spagna con una capacità attuale di 329 MW su 8.000 ettari. Di proprietà dell'azienda israeliana Enlight Renewable Energy, che opera in territori occupati come la Striscia di Gaza e le Alture del Golan, il sito contribuisce alla produzione di energia rinnovabile del 56% della Spagna nel 2024.
A luglio 2025, il Ministero per la Transizione Energetica ha approvato l'ibridazione del parco, aggiungendo pannelli fotovoltaici e batterie di accumulo per fornire energia pulita 24 ore su 24 a 100.000 famiglie. Questa espansione, con un investimento di 310 milioni di dollari, raddoppierà la produzione a 625 MW entro la metà del 2026 e genererà ricavi annuali di 87 milioni di euro per Enlight, secondo i dati aziendali. L'approvazione ha preceduto i divieti governativi di settembre sul commercio di armi e prodotti dai territori occupati con Israele.
Juan Miguel, un agricoltore in pensione di Tébar, vive con il ronzio delle turbine: «Il rumore è insopportabile quando girano tutte insieme», dice, notando che disturbano il paesaggio rurale.
Cristina Alonso di Amici della Terra condanna il coinvolgimento di Enlight, accusata da oltre 130 ONG di lucrare sul genocidio a Gaza: «È responsabilità dello Stato decidere quali aziende partecipano alla transizione energetica.» Definisce il progetto sovradimensionato e greenwashing, sostenendo che occupa inutilmente terreni agricoli in una Spagna spopolata.
Il Ministero della Transizione Ecologica, guidato da Sara Aagesen, afferma che l'approvazione si basa su criteri tecnici, con la nazionalità dell'azienda irrilevante. I funzionari rimandano le decisioni strategiche del settore al Consiglio dei ministri, evitando interruzioni degli accordi energetici precedenti.