Quindici mesi prima delle elezioni presidenziali del 2027, Jean-Luc Mélenchon, leader de La France insoumise, ha ospitato un colloquio a Parigi per persuadere i rappresentanti delle piccole imprese dei benefici della sua visione economica. Ha escluso il Medef e invitato gruppi come CPME e U2P, scherzando sulla sua immagine politica. Questo sforzo di avvicinamento lascia i partecipanti scettici.
Il 24 gennaio 2026, all’Institut La Boétie di Parigi, il think tank de La France insoumise (LFI), Jean-Luc Mélenchon ha aperto un colloquio intitolato «Il neoliberismo è compatibile con le piccole imprese?». Rivolgendosi a rappresentanti di gruppi di piccole e medie imprese, come la Confédération des petites et moyennes entreprises (CPME), la Confédération nationale de l'artisanat des métiers et des services, la Confédération de l'artisanat et des petites entreprises du bâtiment (Capeb) e l'Union des entreprises de proximité (U2P), ha mirato a mostrare che il suo movimento non è contrario ai proprietari di attività modeste. In una strategia di presidenzializzazione in vista di una possibile quarta candidatura nel 2027, Mélenchon ha enfatizzato la prontezza dell’LFI a governare. Ha differenziato i «buoni capi» delle PMI e TPE da quelli «cattivi» rappresentati da multinazionali e CAC 40. «No, il movimento non è nemico dei imprenditori», ha dichiarato, chiarendo che non ci sono piani per nazionalizzare parrucchieri, ristoranti o muratori. Il programma L’Avenir en commun auspica la rottura con il capitalismo, e Mélenchon ha evidenziato i benefici della pianificazione economica per le piccole strutture. Ha persino scherzato: «Eccomi, un trotskista-poujadista perché sto incontrando voi». Questo avvicinamento, evitando il Medef visto come «grande capitale», suscita reazioni miste tra i partecipanti, che rimangono scettici su queste proposte. Il colloquio si inserisce in un più ampio sforzo per ampliare la base elettorale dell’LFI tra artigiani e negozianti, diciotto mesi prima del voto presidenziale.