Una commissione d'inchiesta parlamentare, avviata dalla destra, ha pubblicato il 17 dicembre una relazione che evidenzia le prossimità tra alcuni eletti di La France insoumise (LFI) e individui che promuovono l'islamismo. Il documento getta luce su una strategia di clientelismo elettorale, senza provare una collusione sistemica.
La commissione d'inchiesta parlamentare, intitolata «sui legami tra rappresentanti di movimenti politici e organizzazioni e reti che sostengono l'azione terroristica o propagano l'ideologia islamista», è stata concepita da Laurent Wauquiez, presidente dei deputati Les Républicains (LR), come strumento politico mirato a La France insoumise, il movimento di Jean-Luc Mélenchon.
Pubblica il mercoledì 17 dicembre, la relazione conclude l'esistenza di «connivenze» e «prossimità» tra «alcuni eletti La France insoumise [LFI]» e individui che promuovono l'ideologia islamista. Elenca frequentazioni preoccupanti e veri scivoloni, già noti e documentati in precedenza.
Tuttavia, questi elementi non avvalorano l'ipotesi di una collusione sistemica oltre a una strategia di clientelismo elettorale dozzinale. La relazione non mostra inoltre quali guadagni concreti gli islamisti avrebbero tratto da queste presunte conoscenze con gli «insoumis».
Questa inchiesta, richiesta dalla destra per smascherare presunti legami tra sinistra e islamisti, evidenzia così pratiche elettorali dubbie all'interno dell'LFI, senza stabilire prove inconfutabili di legami più profondi.