Giudice archivia seconda denuncia per aggressione sessuale contro Errejón

La giudice Carolina García Durrif del Tribunale per la Violenza sulle Donne n. 12 di Madrid ha archiviato la seconda denuncia per aggressione sessuale contro l'ex deputato Íñigo Errejón. La decisione deriva dal fatto che la denunciante, una nota attrice, non ha ratificato la sua accusa in tribunale. La giudice ha respinto la richiesta della difesa di Errejón di intervenire nel procedimento e ha notificato l'archiviazione.

Lunedì 16 marzo 2026, la giudice Carolina García Durrif ha archiviato la seconda denuncia per aggressione sessuale contro Íñigo Errejón, presentata alla fine di febbraio da un'attrice nota solo con le sue iniziali. Nella sentenza, la giudice afferma che 'constatada la ausencia de voluntad de denunciar hechos por parte de la víctima, procede el archivo del procedimiento por falta de requisito de procedibilidad', poiché la denunciante non si è presentata per ratificare la denuncia o confermare la rappresentanza del suo avvocato Alfredo Arrién — lo stesso legale che rappresenta Elisa Mouliaá, la cui prima denuncia contro Errejón è in attesa di processo — e sono note solo le sue iniziali. Arrién aveva richiesto lo status di testimone protetta per la sua cliente a causa della sua notorietà pubblica, ma non è stato concesso, e si dice che lei ritenesse di avere 'più da perdere che da guadagnare' apparendo. La giudice ha anche respinto la richiesta di intervento della difesa di Errejón e dell'Asociación de Defensa Integral de Víctimas de Delito. La denuncia non ratificata descriveva eventi del 16 ottobre 2021 a Madrid: dopo un matrimonio a La Moraleja e una festa a Móstoles con alcol e cocaina, Errejón avrebbe insistito per atti non consensuali, inserendo dita nella sua vagina nonostante il rifiuto, minacciando 'se resisti sarà peggio', e penetrandola con la forza nella sua abitazione. Avevano intrattenuto una relazione precedente segnata da comportamenti controllanti, come la richiesta di condividere la posizione in tempo reale. Questo segue la prima denuncia di Elisa Mouliaá.

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