Il giudice Juan Carlos Peinado ha chiuso l'indagine durata due anni su Begoña Gómez, moglie del Primo Ministro Pedro Sánchez, proponendo un processo con giuria per traffico di influenze, corruzione negli affari, appropriazione indebita e malversazione. La sentenza di 39 pagine rinvia a giudizio anche la consigliera Cristina Álvarez e l'imprenditore Juan Carlos Barrabés. Gómez ha appreso la notizia a Pechino durante il viaggio ufficiale del marito.
Il giudice del Juzgado de Instrucción n. 41 di Madrid, Juan Carlos Peinado, ha notificato lunedì una sentenza di 39 pagine con cui conclude l'indagine su Begoña Gómez. Il giudice ha archiviato l'accusa di esercizio abusivo della professione, ma ha riscontrato elementi per quattro reati: traffico di influenze, corruzione negli affari, appropriazione indebita e malversazione. Ha quindi proposto il rinvio a giudizio con rito ordinario.
Peinado collega le accuse alla cattedra straordinaria di Trasformazione Sociale e Competitiva che la Gómez ha diretto presso l'Universidad Complutense de Madrid dal 2019, anno in cui Sánchez è entrato alla Moncloa. Il giudice cita incontri alla Moncloa con dirigenti come José María Álvarez-Pallete di Telefónica, Miguel Escassi di Google e Marc Murtra di Indra per ottenere supporto al progetto, compreso un software di certificazione della sostenibilità che la Gómez ha registrato a proprio nome. Il giudice valuta il danno patrimoniale in oltre 300.000 euro, definendolo un "prodotto finito, operativo e pronto".
Il giudice indica la consigliera della Moncloa Cristina Álvarez come coautrice per presunte "pressioni morali" nel traffico di influenze e per malversazione, per aver utilizzato orario di lavoro pubblico in attività private della Gómez. L'imprenditore Juan Carlos Barrabés dovrà rispondere dell'accusa di aver ottenuto contratti pubblici dopo aver sostenuto la cattedra. Peinado paragona il caso ai "regimi assolutisti", citando l'epoca di Ferdinando VII per la mancanza di una giurisprudenza analoga.
Begoña Gómez ha appreso la notizia a Pechino, dove accompagnava Sánchez in un tour ufficiale che prevedeva un banchetto con Xi Jinping. Fonti della Moncloa riferiscono che ne è venuta a conoscenza tramite la stampa al suo arrivo in hotel. La difesa sostiene che il suo lavoro presso la Complutense fosse legale e che abbia rinunciato a impieghi privati più redditizi.