Le tariffe messicane del 2026 aumentano la pressione sulle auto cinesi nonostante il vantaggio della produzione locale

A seguito del decreto di dicembre 2025 che impone tariffe del 5-50% sulle importazioni non FTA, le misure messicane colpiscono in particolare il settore automobilistico, alzando i dazi sui veicoli leggeri al 50% e sulle parti fino al 50%. Pur mirando a proteggere l'industria nazionale e generare oltre 70 miliardi di pesos di entrate, la politica attira critiche per rallentare l'adozione delle tecnologie EV cinesi, sebbene i marchi restino ottimisti sul mercato messicano grazie agli impianti locali.

Il decreto riguarda nove partite tariffarie automobilistiche provenienti da paesi come Cina, India, Corea del Sud, Brasile e Russia. I veicoli leggeri sono ora soggetti a tariffe del 50% (precedentemente 15-20%), con dazi sulle parti automobilistiche fino al 50% in base ai componenti.

Il segretario all'Economia Marcelo Ebrard prevede un impatto inflazionistico minimo dello 0,2%. I produttori cinesi devono affrontare percezioni di qualità inferiore nei modelli base, affidandosi a strategie complesse per i componenti e garanzie, ma offrono prezzi inferiori del 30% rispetto ai rivali.

Molti marchi cinesi operano impianti in Messico, bilanciando importazioni ed esportazioni per mantenere la competitività. L'Associazione per la Mobilità Elettrica (EMA) avverte che tariffe del 50% ostacolano i progressi tecnologici cinesi sul mercato. Nonostante le sfide, le aziende cinesi esprimono fiducia nella crescita delle vendite e nel posizionamento a lungo termine in Messico.

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