Le reazioni divise del Brasile alla cattura di Maduro da parte degli USA alimentano la retorica elettorale del 2026

L’operazione militare statunitense che ha catturato il presidente venezuelano Nicolás Maduro il 3 gennaio 2026 ha polarizzato il panorama politico brasiliano in vista delle elezioni del 2026. Gli alleati di Bolsonaro l’hanno celebrata come la caduta della dittatura, attaccando Lula, mentre il presidente ha condannato le violazioni della sovranità.

L’intervento statunitense, in cui l’amministrazione di Donald Trump ha catturato Maduro e annunciato una governance temporanea fino a una transizione democratica —citando interessi petroliferi venezuelani—, ha amplificato le tensioni elettorali in Brasile.

Membri della famiglia Bolsonaro e alleati hanno colto l’occasione per attaccare il presidente Lula e la sinistra. Il senatore Flávio Bolsonaro (PL-RJ) ha dichiarato che «il comunismo non porta prosperità», sostenendo che le dittature finiscono quando «i popoli scelgono la libertà». Il governatore di São Paulo Tarcísio de Freitas (Republicanos-SP) ha postato che «il Venezuela sta ora sconfiggendo la sinistra, e che il Brasile faccia lo stesso entro fine anno», accanto a immagini di Lula con Maduro. Michelle Bolsonaro ha paragonato i governi di Lula e Maduro per aver presumibilmente difeso trafficanti e perseguito oppositori.

Altre figure di destra si sono unite: il governatore del Minas Gerais Romeu Zema (Novo-MG), il governatore di Goiás Ronaldo Caiado (União Brasil-GO), il governatore del Paraná Ratinho Jr. (PSD-PR) hanno celebrato la «liberazione» del Venezuela, mentre il leader del PL alla Camera Sóstenes Cavalcante ha previsto il sostegno di Trump alla destra brasiliana.

Lula, che aveva incontrato Maduro nel 2023 ma aveva respinto la sua rielezione nel 2024, ha risposto in modo misurato su X, deplorando i «bombardamenti sul territorio venezuelano» come un «grave affronto alla sovranità» e una violazione del diritto internazionale, senza nominare direttamente Trump o Maduro, e invocando il multilateralismo.

Il presidente del PT Edinho Silva ha accusato la destra di «sottomissione» a Trump, evidenziando i motivi petroliferi e i rischi per la stabilità. Il PT ha condannato l’azione come «aggressione militare» e «rapimento» di Maduro. Deputati di sinistra come Jilmar Tatto (PT-SP) e Paula Coradi (PSOL) hanno avvertito dell’ingerenza USA nelle elezioni brasiliane. Flávio Bolsonaro ha replicato che tali difese della «sovranità» proteggono le dittature.

Moderati, tra cui il governatore del Rio Grande do Sul Eduardo Leite (PSD-RS) e partiti come PSB e PSDB, hanno criticato sia il regime di Maduro sia l’attacco USA.

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