Cbs Sports ha pubblicato una classifica dei 15 peggiori contratti nella Nba mentre la stagione 2025-26 volge al termine, evidenziando accordi che gravano sulle squadre con stipendi elevati tra preoccupazioni per infortuni, calo delle prestazioni e scarso valore di scambio. Joel Embiid è al primo posto a causa del suo contratto supermax e dei persistenti problemi di durabilità, seguito da Jakob Poeltl e Ja Morant. L'analisi enfatizza fattori come stipendio, durata, età, durabilità e portabilità nell'era post-Cba 2023 in cui la gestione finanziaria è cruciale.
La classifica, redatta da Cbs Sports, valuta i contratti in base a sette fattori chiave: stipendio, durata, età, durabilità, garanzie, portabilità e struttura. Si nota che i cattivi contratti possono mandare in tilt la costruzione della squadra in modo più grave di quanto i buoni possano aiutare, specialmente con le restrizioni della luxury tax e dell'apron che limitano la flessibilità del roster. A differenza della precedente lista dei migliori contratti, questa include contratti max e si concentra sugli anni futuri a partire dal 2026-27 in poi. nnAl n. 1, il contratto di Joel Embiid da $188,244,000 con i Philadelphia 76ers è criticato per la sua storia di infortuni; non ha mai giocato 70 partite in una stagione ed è apparso in sole 33 partite quest'anno, attualmente fermo per un infortunio all'obliquo. L'analisi afferma che costruire intorno a Embiid richiede di pianificare sia la sua dominanza quando disponibile sia minuti sostanziali per un centro di riserva, complicando la costruzione del roster man mano che i centri guadagnano importanza in tutta la lega. nnJakob Poeltl è al secondo posto con $103,584,000 dovuti ai Toronto Raptors, che lo hanno esteso nonostante le sue prestazioni medie e il declino difensivo. Ha saltato del tempo questa stagione per un problema alla schiena, consentendo al rookie Collin Murray-Boyles di emergere, e la sua produzione offensiva è scesa a sei tiri per partita. nnJa Morant si piazza al n. 3 con $87,053,440 per i Memphis Grizzlies. A 26 anni, i suoi tassi di conversione al ferro e ai tiri liberi in calo, uniti a tiro e difesa scadenti, lo rendono un asset rischioso nel ruolo di playmaker, posizione che l'analisi definisce satura. I Grizzlies non sono riusciti a scambiarlo alla deadline. nnPaul George (n. 4, $110,713,050, 76ers) è visto come un role player a 35 anni, con sole 27 partite giocate questa stagione per problemi di durabilità. Anthony Davis (n. 6, $121,243,248, Lakers) è criticato per le rare presenze (29 partite dal trade) e il tiro in salto scarso (25,8% da tre dal bubble 2020). nnAltre voci notevoli includono Karl-Anthony Towns (n. 10, $118,093,920, Knicks), con un calo nel tiro al 36,7% da tre; Devin Booker (n. 14, $251,351,098, Suns), con segnali di regressione a 30 anni; e De'Aaron Fox (n. 15, $223,104,000, Spurs), giocatore borderline max la cui velocità sta calando. L'articolo sottolinea come questi contratti limitino la capacità delle squadre di competere o ricostruire efficacemente.