Francia pubblica il suo programma energetico pluriennale nonostante i ritardi

Il primo ministro Sébastien Lecornu ha svelato il terzo programma energetico pluriennale (PPE3) giovedì 12 febbraio, pubblicato con decreto il giorno successivo. Questo documento strategico, ritardato di oltre due anni a causa di tensioni politiche, punta su una produzione maggioritaria di elettricità nucleare pur riconoscendo l'importanza delle rinnovabili. Gli obiettivi per l'eolico onshore e il fotovoltaico sono stati ridotti sotto la pressione della destra e dell'estrema destra.

La pubblicazione del terzo programma energetico pluriennale (PPE3) arriva dopo oltre due anni di ritardi causati dall'instabilità politica e dalle pressioni del Rassemblement national (RN). Inizialmente previsto prima del 1º luglio 2023, è stato svelato il 12 febbraio 2026, durante un incontro alla diga idroelettrica di Saut-Mortier nel Giura, con presenti l'AD di EDF Bernard Fontana e rappresentanti di vari settori. Sébastien Lecornu ha descritto l'iniziativa come il «piano Messmer 2», in riferimento al programma nucleare del 1974 lanciato da Pierre Messmer in risposta al primo shock petrolifero. Il documento mantiene i principali equilibri del discorso di Emmanuel Macron a Belfort nel febbraio 2022: una produzione maggioritaria di elettricità nucleare, con la costruzione di sei nuovi reattori EPR e potenzialmente altri otto. Le rinnovabili rimangono essenziali, poiché il primo nuovo reattore è atteso solo nel 2038, ma gli obiettivi per l'eolico onshore e il fotovoltaico sono stati ridotti. Questo PPE3 mira alla neutralità carbonica entro il 2050 e a una riduzione del 55% delle emissioni di gas serra entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Punta al 60% di consumi energetici a basse emissioni di carbonio entro il 2030, richiedendo un'accelerazione dell'elettrificazione degli usi. La Francia importa il 99% dei suoi idrocarburi, che rappresentano il 60% del suo consumo energetico, a un costo di 58 miliardi di euro nel 2024. Le vendite di pompe di calore sono calate nel 2025 a causa di tagli al bilancio, mentre le vendite di veicoli elettrici hanno superato quelle termiche in Europa a dicembre 2025. Nonostante le controversie, questo testo offre visibilità al settore energetico, pur restando soggetto a incertezze politiche.

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