Quentin D., studente di 23 anni vicino agli ambienti nazionalisti, è morto sabato 14 febbraio 2026 per le ferite riportate in un violento aggressione giovedì sera a Lione, durante una conferenza dell'eurodeputata LFI Rima Hassan. L'incidente, che ha coinvolto militanti antifascisti secondo varie fonti, ha suscitato intense reazioni politiche, con condanne unanimi alla violenza e accuse reciproche tra gruppi di estrema destra ed estrema sinistra. È in corso un'indagine per identificare i responsabili.
Il 13 febbraio 2026, durante una conferenza di Rima Hassan all'Institut d'études politiques (IEP) di Lione sulle relazioni UE-Medioriente, Quentin D., studente di matematica di 23 anni e simpatizzante di gruppi nazionalisti come Némésis e Audace, prestava volontariamente servizio di sicurezza per una protesta contro l'evento. Secondo il collettivo Némésis, militanti sono stati aggrediti, scatenando un inseguimento da parte di circa trenta militanti antifascisti. Quentin è stato linciato, con la testa che ha sbattuto a terra prima di calci ripetuti, come mostrato in un video diffuso dal gruppo. I paramedici lo hanno soccorso intorno alle 19:40 al quai Fulchiron, a 2 km dall'IEP, insieme a un'altra persona ferita. Ricoverato in ospedale, è morto sabato sera. La procura di Lione ha aperto un'inchiesta per «colpi mortali aggravati», includendo circostanze come assembramento, uso di armi e volti mascherati. Sono stati raccolti diversi testimoni significativi, con una conferenza stampa prevista per lunedì alle 15. Gli aggressori rimangono non identificati, ma il ministro dell'Interno Laurent Nuñez indica l'ultrasinistra e forse la Jeune Garde, un gruppo antifascista sciolto nel 2025. Némésis accusa un collaboratore parlamentare LFI, che nega fermamente ogni coinvolgimento. Rima Hassan e La France insoumise (LFI) affermano che il loro servizio di sicurezza non era coinvolto e non ricorre mai alla violenza. A livello politico, Emmanuel Macron ha condannato un «flusso di violenza senza precedenti», dichiarando: «Nella Repubblica, nessuna causa, nessuna ideologia giustificherà mai l'uccisione». Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin attribuisce il «dramma ignobile» all'«ultrasinistra» e alla «compiacenza» di LFI verso la violenza politica. Jean-Luc Mélenchon, dopo un iniziale silenzio, ha espresso lo «shock, l'empatia e la compassione» di LFI, insistendo: «Siamo noi gli aggrediti, incontro dopo incontro» e negando ogni legame. Una manifestazione nazionalista si è tenuta domenica alla Sorbona a Parigi, con uno striscione «Antifas assassini, giustizia per Quentin». A Lione, diverse campagne municipali sono state sospese da vari candidati, tra cui Grégory Doucet, che ha definito l'accaduto «inaccettabile».