Il produttore di pneumatici FATE ha chiuso, licenziando 920 lavoratori e impattando indirettamente migliaia di altri, incluse le famiglie dei licenziati. Pressione sociale e discussioni online hanno portato a una conciliazione obbligatoria, ritardando una decisione finale. Il governo ha criticato il proprietario di FATE e ALUAR come parte di un'élite imprenditoriale rentiera.
La chiusura di FATE, produttore chiave di pneumatici in Argentina, ha portato al licenziamento di 920 lavoratori diretti, con effetti indiretti su diverse migliaia di altri. Come analizzato in un articolo di Perfil, ciò avviene nel contesto delle politiche libertarie di Javier Milei, che privilegiano le importazioni rispetto alla produzione locale, ampliando gli acquisti di pneumatici stranieri. nLa conciliazione obbligatoria, adottata a causa della pressione sociale, ha temporaneamente bloccato la risoluzione della questione, nonostante la logica capitalista sostenuta dal governo. Le dichiarazioni ufficiali hanno criticato il ricco proprietario di FATE e ALUAR, paragonandolo al capo di Techint, come parte di una classe imprenditoriale rentiera sostenuta dallo Stato per decenni. nL'autore dell'articolo sostiene che, anche mentre il settore imprenditoriale subisce le conseguenze della politica libertaria ufficiale, esiste un consenso culturale borghese contro gli interessi e le condizioni di vita dei lavoratori. «Anche soffrendo le conseguenze della politica libertaria ufficiale, il consenso culturale della borghesia è contro gli interessi e le condizioni di vita dei lavoratori», afferma l'autore. Aggiunge che «si tratta di una questione ideologica contro i diritti sociali». nQuesto caso evidenzia la ristrutturazione economica di Milei, che smantella l'ordine industriale storicamente subordinato dell'Argentina all'interno del capitalismo globale. L'industrializzazione locale, promossa in alcuni momenti sotto supervisione statale, non ha raggiunto l'indipendenza tecnologica. La resistenza proviene dai gruppi colpiti, come lavoratori e sindacati, in mezzo a un'offensiva sui diritti sociali, inclusa la sostegno alla controriforma del lavoro. nIl dibattito sottolinea le tensioni tra l'inserimento finanziario subordinato, risalente alla legge del 1977, e la necessità di priorizzare bisogni sociali come il cibo in un paese produttore di materie prime.