Leader di sinistra divisi su scontro con il Congresso alla protesta paulista

Leader di sinistra al raduno di Avenida Paulista divisi sulla confronto diretto con il Congresso e insulti al presidente della Camera Hugo Motta. La maggior parte dei deputati e ministri ha visto la strategia come controproducente, mentre gli attivisti erano più veementi. La protesta mirava al voto su un disegno di legge che riduce le pene per i golpisti.

Domenica 14 dicembre 2025, un raduno di sinistra su Avenida Paulista a San Paolo ha messo in luce divisioni interne sull’approccio al Congresso. I leader presenti hanno criticato lo slogan «Congresso nemico del popolo», usato da alcuni, per la sua generalizzazione e per aver allontanato il centrão, avvicinandolo all’opposizione contro il governo Lula e spingendo Hugo Motta (Republicanos-PB) a distanziarsi dal Planalto.

La maggior parte dei deputati e ministri ha evitato insulti pesanti, lasciando le critiche più dure agli attivisti e a chi non ricopre cariche pubbliche. La coppia Boulos ha simboleggiato questa spaccatura: Guilherme Boulos, ministro della Segreteria Generale della Presidenza, ha moderato le sue dichiarazioni contro Motta e il Congresso, mentre sua moglie Natalia Szermeta, legata al MTST e precandidata alla Camera federale, ha guidato i fischi contro il presidente della Camera.

Il bersaglio principale era Motta, fischiato e insultato per aver messo ai voti il disegno di legge che riduce le pene per i coinvolti in atti golpisti. Manifesto lo paragonavano a un topo e lo chiamavano «scagnozzo dei golpisti». Critiche minori erano rivolte al presidente del Senato Davi Alcolumbre (União-AP), nonché a figure come Jair Bolsonaro, Tarcísio de Freitas, Ricardo Nunes, Arthur Lira, Nikolas Ferreira e Paulinho da Força.

Curiosamente, il senatore Flávio Bolsonaro (PL-RJ), precandidato alla presidenza, è stato ignorato nei discorsi e sui manifesti, cosa che i partecipanti hanno visto come segno che non è considerato una minaccia seria, a differenza di Tarcísio. L’evento ha evidenziato tensioni tra strategia politica e mobilitazione di base, senza progressi concreti sull’agenda anti-Congresso.

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