Il dibattito sul divieto di cibi ultra-processati nelle mense scolastiche divide le opinioni

Un disegno di legge in esame al Senato mira a vietare la vendita e la pubblicità di cibi ultra-processati nelle mense scolastiche, sostenuto dal 72% della popolazione secondo Datafolha. Mentre gli esperti sanitari appoggiano la misura per combattere l’obesità e altre malattie, gli oppositori la considerano paternalistica e propongono di investire nell’educazione nutrizionale. Il dibattito è stato evidenziato in articoli di opinione pubblicati su Folha de S.Paulo nel febbraio 2026.

Il disegno di legge 4501/2020, che vieta la commercializzazione e la pubblicità di cibi ultra-processati nelle mense scolastiche, è avanzato nella Commissione del Senato per Trasparenza, Governance, Controllo e Difesa del Consumatore, in attesa dei pareri delle Commissioni Istruzione (CE) e Affari Sociali (CAS). La proposta nasce in mezzo ad avvisi globali sui rischi di questi alimenti. Uno studio pubblicato su The Lancet, intitolato “Ultra-Processed Foods and Human Health”, raccomanda di vietare salgadinhos, dolci e bevande zuccherate nelle scuole, collegandoli a obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, depressione, declino cognitivo e morte prematura. Nel settembre 2025, Unicef ha avvertito che l’obesità supera la malnutrizione e colpisce 1 bambino o adolescente su 10. I dati nazionali sottolineano l’urgenza. Secondo lo Studio Nazionale sull’Alimentazione e Nutrizione Infantile (Enani, 2019), il 93% dei bambini da 24 a 59 mesi e l’80,5% di quelli da 6 a 23 mesi ha consumato cibi ultra-processati. L’Inchiesta Nazionale sulla Salute Scolastica (PeNSE, 2019) mostra che il 97,3% degli adolescenti ha riferito consumi il giorno prima, con il 32,8% nella settimana precedente, più alti nelle scuole private. L’Inchiesta Brasiliana sulla Commercializzazione degli Alimenti nelle Scuole (CAEB) indica che nelle scuole private le vendite di ultra-processati sono il 50% superiori a quelle di cibi in natura o minimamente processati, con bibite, biscotti ripieni, snack industriali e bevande zuccherate in cima alla lista. Il trattamento dell’obesità in bambini e adolescenti è costato al SUS 1,6 miliardi di R$ dal 2013 al 2022, stima uno studio di Nupens/USP e Fiocruz. I sostenitori del divieto, come il pediatra Daniel Becker e la coordinatrice Idec Laís Amaral, sostengono: «A che serve discuterne in classe se durante la ricreazione la minaccia è proprio lì?». Evidenziano azioni locali, come in Ceará e Florianópolis, dove normative hanno ridotto le vendite fino al 70%. Il Decreto 11.821/2023 stabilisce già linee guida per un’alimentazione sana nelle scuole. Dall’altro lato, il direttore esecutivo dell’Instituto Livre Mercado, in un articolo contrario, critica la misura come «mentalità paternalistica che confonde protezione con tutela». Auspica educazione nutrizionale integrata nel curriculum, migliore infrastruttura scolastica e incentivi per opzioni sane, avvertendo impatti sulle famiglie a basso reddito che dipendono da questi prodotti per comodità. «L’ambiente scolastico deve essere un laboratorio della vita reale, non una bolla artificiale», afferma. Unicef e Opas avvertono anche sul marketing che sfrutta la vulnerabilità dei bambini. Il Brasile ha 65 regolamentazioni locali sull’argomento, ma un’approvazione federale potrebbe standardizzare le pratiche.

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