Il Senato approva la percentuale minima di cacao nel cioccolato

Il Senato del Brasile ha approvato mercoledì (15 aprile) un disegno di legge che stabilisce percentuali minime di cacao nel cioccolato e ne richiede l'indicazione in etichetta. Già approvato dalla Camera dei Deputati il 17 marzo, il provvedimento attende ora la sanzione del Presidente Lula. Il testo definisce gli standard per le varie tipologie di cioccolato e le norme di etichettatura obbligatoria.

Il Senato brasiliano ha approvato il 15 aprile 2026 un testo sostitutivo che impone percentuali minime di cacao nei prodotti a base di cioccolato, sia nazionali che d'importazione, con l'obbligo di fornire informazioni in etichetta.

Il testo specifica gli standard: cioccolato in polvere con il 32% di cacao; cioccolato al latte con il 25% di cacao e almeno il 14% di latte o derivati; cioccolato bianco con il 20% di burro di cacao e il 14% di latte; achocolatados e cioccolati fantasia con il 15% di cacao o burro di cacao; e cioccolato dolce con il 25% di cacao, di cui il 18% di burro di cacao e il 12% di solidi non grassi. I prodotti con almeno il 35% di solidi totali di cacao saranno classificati semplicemente come "cioccolato", senza qualifiche come fondente o extrafondente, e con non più del 5% di grassi vegetali.

Il relatore, senatore Angelo Coronel (Republicanos-BA), ha apportato modifiche per evitare un eccessivo intervento normativo e semplificare le regole di etichettatura, che saranno dettagliate dall'Esecutivo. L'etichetta dovrà riportare la scritta "Contiene X% di cacao" sulla parte anteriore, occupando almeno il 15% dell'area con caratteri leggibili.

I prodotti che non sono cioccolato non potranno utilizzare immagini o termini fuorvianti. Le violazioni comporteranno per le aziende sanzioni previste dal Codice di Difesa del Consumatore e altre pene. Gruppi di settore come Abia, Abicab e Aipc hanno criticato i nuovi requisiti di etichettatura dopo i recenti adeguamenti delle tabelle nutrizionali.

Se approvata, la legge entrerà in vigore tra un anno, mantenendo nel frattempo le attuali norme dell'Anvisa.

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