Una parata di una scuola di samba di Niterói durante il Carnevale 2026 ha onorato il presidente Luiz Inácio Lula da Silva, scatenando un dibattito su possibile propaganda elettorale anticipata. Due esperti di diritto elettorale offrono visioni opposte: uno sostiene che elementi come il numero 13 e un jingle di campagna configurino un'illegalità, mentre l'altro difende la libertà artistica senza una richiesta esplicita di voto.
La parata della scuola di samba di Niterói, tenuta a febbraio 2026, ha reso omaggio alla traiettoria del presidente Luiz Inácio Lula da Silva, suscitando interrogativi presso il Tribunale Elettorale. Secondo un'analisi di Vera Chemim, avvocata e professoressa di diritto elettorale, il samba-enredo includeva il numero di urna 13, il ritornello «olê, olê, olê, olá, Lula! Lula!» – un jingle legato a campagne passate – e esponeva colori e simboli del Partito dei Lavoratori sulle ali della parata. Ella sostiene che ciò costituisca propaganda elettorale anticipata, vietata dalla Legge Elettorale (9.504/97), poiché trasmette una richiesta implicita di voto, in linea con la giurisprudenza del Tribunale Superiore Elettorale (TSE). Chemim evidenzia il coinvolgimento di Lula, che ha invitato attori, si è unito alla pista per salutare la scuola e ha promosso il samba sui canali ufficiali del partito, insieme a critiche agli avversari e paragone con lo showmício, un mezzo proibito. La sanzione tipica sarebbe una multa da R$ 5.000 a R$ 25.000. Dall'altro lato, Pierpaolo Bottini, avvocato elettorale ed ex presidente della Commissione Diritto Elettorale dell'OAB-SP, contesta l'accusa di illegalità. Egli afferma che non vi è prova di squilibrio elettorale, abuso di risorse pubbliche o richiesta esplicita di voto, come le «parole magiche» richieste dal TSE quali «votare per» o «eleggere». Lo sponsor Embratur è stato distribuito equamente tra le scuole, e l'enredo è protetto dalla libertà di espressione, consentita dalla legge anche per menzioni di candidature senza sollecitazione diretta di sostegno. Bottini nota che l'evento si è svolto otto mesi prima delle elezioni di ottobre 2026, e classificarlo come campagna amplia eccessivamente il concetto elettorale, disrespectando la natura culturale del Carnevale. Menziona l'«effetto Streisand», per cui le critiche dell'opposizione amplificano la visibilità del contenuto. Entrambe le opinioni, pubblicate su Folha de S.Paulo il 20 febbraio 2026, sottolineano la necessità di revisione giudiziaria per affrontare gli eccessi, preservando l'equità elettorale senza frenare le espressioni culturali.