Il Juzgado de lo Penal número 3 di Madrid ha assolto un uomo accusato di aggressione sessuale da un'escort in un club libertino, stabilendo che la denuncia derivava da una disputa finanziaria e mancava di prove sufficienti. L'incidente è avvenuto a settembre 2023 in una sauna naturista nel quartiere Ciudad Jardín. La sentenza, emessa l'11 dicembre 2025, respinge le richieste fino a quattro anni di carcere.
Il caso risale al 12 settembre 2023, quando l'imputato e la denunciante, amici da due anni, hanno visitato volontariamente una sauna naturista liberale nel quartiere Ciudad Jardín di Madrid. Hanno condiviso un bagno in idromassaggio e un bacio consensuale prima di entrare in una stanza privata.
La denunciante ha sostenuto che l'uomo ha tentato di stuprarla, togliendole con la forza la biancheria intima, immobilizzandola e coprendole la bocca per impedirle di chiamare aiuto. Tuttavia, il tribunale ha ritenuto non provata la circostanza che l'imputato l'avesse baciata o toccata contro la sua volontà, o aggredita con intento sessuale.
Secondo il racconto dell'imputato, rappresentato da Ospina Abogados, la donna ha preteso da 20.000 a 30.000 euro per risolvere un problema familiare riguardante il presunto rapimento del figlio all'estero. Al suo rifiuto, lei ha urlato e minacciato, provocando l'intervento del personale.
La sentenza dell'11 dicembre 2025 si basa sulla dottrina della Corte Suprema sul «testimone unico», che richiede che la testimonianza della vittima dimostri credibilità, plausibilità e coerenza. Il tribunale ha rilevato contraddizioni nel suo racconto e possibili moventi occulti legati alla disputa finanziaria, oltre alla mancanza di riscontri oggettivi.
Le testimonianze chiave provengono dal gestore della sauna, che ha dichiarato che l'imputato ha aperto immediatamente la porta sentendo rumore e che non è stato sospettato alcun abuso sessuale, e da un cliente abituale che ha accompagnato a casa la denunciante e ha confermato che lei ha menzionato solo problemi con il figlio, senza riferirsi a uno stupro.
Il tribunale ha respinto la richiesta del pubblico ministero di tre anni di carcere e quella della parte civile di quattro anni e 20.000 euro di risarcimento, pronunciando l'assoluzione piena e le spese ufficiali. Ha sottolineato che la gravità dei reati sessuali non giustifica l'abbassamento delle garanzie processuali e che la presunzione di innocenza prevale in assenza di violenza, intimidazione o mancanza di consenso provati.