I sindaci francesi esprimono scetticismo sull’appello del generale Fabien Mandon a preparare i cittadini alla guerra, inclusa l’accettazione della possibile perdita dei loro figli. Pur riconoscendo i rischi geopolitici attuali, molti eletti esitano ad affrontare questo tema sensibile con i loro elettori. Preferiscono rafforzare i legami tra militari e pubblico attraverso approcci alternativi.
In vista delle elezioni municipali del 2026, l’appello lanciato dal capo di stato maggiore delle Forze armate, il generale Fabien Mandon, al congresso dei sindaci il 18 novembre ha suscitato reazioni contrastanti tra gli eletti locali. Il generale ha invitato i sindaci a sensibilizzare i francesi sulla prospettiva di un possibile conflitto, esortandoli ad «accettare di perdere i loro figli». Questa formulazione ha convinto pochi leader territoriali.
Gérard Poujade, sindaco della sinistra plurale di Le Séquestre nel dipartimento della Tarn, esemplifica questa riluttanza. Immagina la risposta dei suoi concittadini: «Sei pazzo. Siediti, prendiamo un aperitivo. Passerà». L’eletto è infastidito da questa mobilitazione imposta da Parigi, convinto che «si aspettino che facciamo il lavoro sporco». Sottolinea che rifiutare la guerra in tempo di pace è una posizione sana e dubita di poter convincere genitori riluttanti a esporre i loro figli al rischio.
Nonostante queste riserve, i sindaci non negano le crescenti minacce internazionali. Stanno attuando altre iniziative per mantenere i legami tra militari e pubblico, evitando così un discorso eccessivamente allarmistico che potrebbe alienare le loro comunità rurali o urbane.