Nell’ultima reazione contro la riforma del lavoro del presidente Javier Milei — dopo la reazione della CGT di dicembre e la marcia in Plaza de Mayo —, i leader sindacali hanno incontrato il governatore di Buenos Aires Axel Kicillof per esprimere preoccupazioni sulle perdite di posti di lavoro dovute all’aggiustamento economico e criticare il disegno di legge come regressivo. Il governo nazionale ha minimizzato l’importanza dell’incontro.
La Confederazione Generale del Lavoro (CGT) si è riunita con il governatore Axel Kicillof e principali membri del gabinetto a Buenos Aires venerdì per valutare le ripercussioni dell’aggiustamento economico nazionale e l’ambito della proposta di riforma del lavoro. I leader hanno evidenziato una « profonda preoccupazione » per il declino industriale, le perdite di posti di lavoro, il deterioramento del mercato e l’indebolimento produttivo.
Hanno definito la riforma « regressiva, flessibilizzante e precarizzante », sostenendo che erode i diritti storici dei lavoratori in mezzo alla crisi senza soluzioni, lodando al contempo le difese provinciali di posti di lavoro, produzione e diritti. Il gruppo ha chiesto la collaborazione con altre province e ha riaffermato gli impegni per i dibattiti congressuali, le sfide giudiziarie e le mobilitazioni.
Tra i presenti c’erano la vicegovernatrice Verónica Magario, il ministro Carlos Bianco, il ministro dello Sviluppo comunitario Andrés Larroque e la capo consulente Cristina Álvarez Rodríguez.
L’esecutivo nazionale ha dichiarato che non c’è allarme interno per le attività della CGT, escludendo convocazioni, mentre persistono le tensioni sindacali intorno al disegno di legge diretto al Senato.