Il rilancio di negoziati diplomatici con Vanuatu su due isolotti disabitati vicino alla Nuova Caledonia ha suscitato l’ira dell’estrema destra e dei funzionari caledoniani. Parigi non ha alcuna intenzione di cedere queste rocce, che garantiscono alla Francia una vasta zona economica esclusiva. La controversia nasce da un’errata interpretazione di un articolo recente.
La Francia è alle prese con una controversia infondata che accusa il presidente Emmanuel Macron di svendere territori d’oltremare. Tutto è iniziato con un articolo su Le Figaro Magazine del 14 dicembre, che sosteneva che due «pezzi di Francia» potrebbero essere consegnati a Vanuatu. Questi isolotti, chiamati Matthew e Hunter – o Umaenupne e Leka nella lingua locale –, sono disabitati e coprono poco meno di un chilometro quadrato. Tuttavia, forniscono alla Francia 350.000 chilometri quadrati di zona economica esclusiva nel Pacifico.
Contesi da decenni tra Parigi e Port-Vila, queste rocce hanno teso i rapporti bilaterali sin dall’indipendenza di Vanuatu nel 1980, in precedenza il condominio franco-britannico delle Nuove Ebridi. Recentemente, la Francia ha riavviato i colloqui diplomatici sulla questione, scatenando forti reazioni. Parti dell’estrema destra e della destra hanno denunciato un messaggio chiaro: «La Francia mette all’asta il suo impero».
Il senatore Christophe-André Frassa, dei Républicains e rappresentante dei francesi all’estero, ha presentato un’interrogazione scritta al ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot. Sostiene che qualsiasi possibile «ritirata territoriale» nella regione «potrebbe minare la coesione nazionale in Nuova Caledonia». Anche gli eletti caledoniani hanno espresso indignazione, temendo effetti sulla stabilità locale. Le autorità francesi, tuttavia, sottolineano di non avere alcuna intenzione di cedere gli isolotti, evidenziandone il valore strategico per la presenza della Francia in Oceania.