La regione di Madrid ha approvato un decreto che stabilisce la giornata scolastica spezzata come regola generale nelle scuole pubbliche per l’infanzia, la primaria e l’educazione speciale, al fine di migliorare le prestazioni accademiche e favorire il bilanciamento tra lavoro e vita familiare. Le associazioni dei genitori hanno accolto favorevolmente il cambiamento, ma insegnanti e sindacati esprimono indignazione, considerandolo un arretramento per le condizioni lavorative e la qualità educativa.
Il governo regionale di Madrid ha approvato il decreto sugli orari scolastici martedì 23 dicembre 2025. Il consigliere Miguel Ángel Martín ha dichiarato che la politica mira a migliorare le prestazioni degli studenti, sostenere la conciliazione familiare e aumentare la scelta dei genitori. L’orario prevede ora sessioni mattutina e pomeridiana separate da una pausa di due ore, con giornate continue consentite a settembre e giugno.
Le famiglie hanno lodato l’approvazione. Carmen Morillas, presidente della Federazione delle Associazioni Genitori Francisco Giner de los Ríos, ha enfatizzato il beneficio per il supremo interesse dei bambini e ha affrontato le opzioni limitate in alcune zone: « Ci sono zone nella regione di Madrid dove non esiste un’offerta di scuole con orari spezzati. » Ha notato che dopo 25 anni di advocacy, l’istruzione dovrebbe adattarsi alle esigenze degli studenti.
I sindacati però vi si oppongono con forza. Aida San Millán, segretaria generale della Federazione Insegnanti CCOO, ha citato studi che favoriscono le giornate intensive per una migliore adattabilità biologica e minor fatica, accusando il cambiamento di trattare le scuole come prolungate strutture di assistenza: « I bambini sono lasciati, ancora una volta, parcheggiati il più a lungo possibile affinché le famiglie possano gestire giornate lavorative marathon. » Lo ha definito un « oltraggio » per aver ignorato il parere degli insegnanti.
CSIF, guidato da Miguel Ángel González, sta considerando un ricorso legale: « Combatteremo questo fino in fondo. » Criticizzano la soglia ridotta per i cambiamenti di orario, dal maggioranza assoluta a un terzo del Consiglio Scolastico, potenzialmente influenzata da bassa affluenza: « Non può essere che quattro o cinque genitori abbiano più potere di 150. » ANPE lo definisce un « assurdo normativo », e Javier Becerra di UGT avverte di un’erosione dei diritti dei lavoratori senza finanziamenti aggiuntivi o personale, segno di abbandono dell’istruzione pubblica.
Le nuove scuole implementeranno la giornata spezzata fin dall’inizio, mentre quelle esistenti manterranno gli orari continui fino a modifica. Le richieste di cambiamento possono ora iniziare prima del 15 marzo, con consultazioni e voto a maggioranza.