Aryna Sabalenka on clay court at French Open with defiant expression about prize money boycott
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Sabalenka minaccia il boicottaggio del Roland Garros per i premi in denaro

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La numero 1 al mondo Aryna Sabalenka e altre giocatrici di vertice hanno minacciato di boicottare il Roland Garros, sostenendo che potrebbe essere l'unico modo per ottenere una migliore condivisione dei ricavi dopo aver criticato l'aumento del 9,5% dei premi in denaro del torneo.

Aryna Sabalenka, numero 1 del ranking mondiale, ha dichiarato durante una conferenza stampa agli Internazionali d'Italia che le giocatrici potrebbero dover intraprendere azioni più decise. "Penso che a un certo punto lo boicotteremo, sì", ha affermato. "Sento che questo sarà l'unico modo per lottare per i nostri diritti". Ha sottolineato che le giocatrici generano l'intrattenimento e le entrate, ma ricevono una quota decrescente del montepremi totale, che è aumentato solo del 5,4 percento nonostante una crescita dei ricavi del 14 percento, arrivati a 463 milioni di dollari l'anno scorso. La minaccia si aggiunge a una dichiarazione rilasciata dalle giocatrici all'inizio di questa settimana, che criticava l'annuncio dei premi del Roland Garros per non aver affrontato le questioni strutturali né coinvolto le atlete nella condivisione dei ricavi e nel benessere dei giocatori. Altri tornei del Grande Slam hanno annunciato aumenti maggiori quest'anno, eppure le giocatrici continuano a confrontare la loro quota in modo sfavorevole rispetto ad altri importanti campionati sportivi.

Cosa dice la gente

Le reazioni iniziali su X includono il sostegno alle giocatrici che esercitano la propria influenza attraverso minacce di boicottaggio, scetticismo da parte di chi ritiene che le atlete siano solo "risentite", e resoconti neutrali di testate come Reuters che sottolineano la posizione di Sabalenka e Gauff sui premi in denaro al Roland Garros. I post con maggiore riscontro da parte di giornalisti e utenti mettono in luce il potenziale potere delle giocatrici, mentre alcuni esprimono delusione per la disputa.

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