Un rapporto dell’Osservatorio della Cultura del Brasile, di oltre 50 pagine con decine di grafici, approfondisce la crisi della Lei Rouanet, principale meccanismo di finanziamento culturale del Brasile. Lo studio evidenzia esclusioni regionali e amministrative, poiché il Ministero della Cultura ha avviato una consultazione pubblica per rivedere la legge a novembre 2025. Le critiche si concentrano sulla concentrazione delle risorse e sui fallimenti della vigilanza.
La Lei Rouanet ha festeggiato il suo 34º anniversario il 23 dicembre, navigando il momento più critico della sua storia. Progettata per ampliare l’accesso al finanziamento culturale tramite incentivi fiscali, la legge rappresenta ora un sistema escludente e concentratore. Le verifiche del TCU e della CGU rivelano un arretrato di circa 26.000 progetti privi di contabilità adeguata, per un valore di decine di miliardi di reais.
Nel 2025, il Ministero della Cultura ha ricevuto oltre 22.500 nuove proposte, aggravando i colli di bottiglia amministrativi irrisolti. Modifiche recenti hanno ridotto la vigilanza finanziaria, portando tassi di rifiuto vicini allo zero – non per conformità, ma per controlli allentati, secondo il TCU.
Dal punto di vista distributivo, circa l’80% delle risorse si concentra sull’asse Rio-São Paulo, in particolare in aree benestanti come Pinheiros, secondo l’Osservatorio Ibira 30. Le regioni periferiche, il Nord, l’interno e la maggior parte dei lavoratori del settore culturale rimangono esclusi.
Il dibattito pubblico è polarizzato: settori dell’estrema destra attaccano moralmente la legge, mentre governo e mercato culturale sottolineano gli impatti economici, tralasciando profonde disuguaglianze. Istituzioni come Osservatorio della Cultura del Brasile, IBDCult, IPEA e Osservatorio Ibira 30 forniscono analisi che espongono carenze di governance, mancanza di criteri regionali e cattura da parte di interessi privati.
Il rapporto, sostenuto dal politologo Manoel J. de Souza Neto, raccoglie verifiche, scandali e dati, suggerendo riforme come criteri obbligatori di distribuzione regionale, potenziamento del Fundo Nacional de Cultura e maggiore trasparenza. Con la riforma fiscale, gli incentivi statali e municipali cesseranno, sovraccaricando ulteriormente Rouanet. Parte di un libro sui 40 anni del Ministero della Cultura, lo studio auspica una ristrutturazione profonda per trasformarla in una politica pubblica efficace, responsabile e socialmente giusta, in linea con la Costituzione.