La dettagliata condanna di Cuba alla cattura di Maduro da parte degli Usa, legami economici e timori regionali

In risposta all’operazione militare statunitense che ha catturato il presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores — suscitando reazioni globali variegate —, Cuba ha emesso una ferma condanna, definendola violazione del diritto internazionale, chiedendo il rilascio immediato e riaffermando la solidarietà con il governo venezuelano.

Il 3 gennaio 2026, il Governo Rivoluzionario di Cuba ha rilasciato un comunicato denunciando l’azione statunitense come «aggressione codarda» e «rapimento», echeggiando l’appello della vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez per una prova di vita. Il comunicato sottolinea il sostegno incrollabile alla leadership chavista e al popolo nella difesa della sovranità.

Cuba inquadra la cattura come escalation delle ostilità statunitensi da settembre 2025, inclusa una spedizione navale nei Caraibi, ritenendo il presidente Donald Trump e il segretario di Stato Marco Rubio responsabili di eventuali morti e collegandola ad ambizioni dell’era della Dottrina Monroe sulle risorse venezuelane.

Il comunicato esorta alla condanna globale di questa «aggressione imperialista» e richiama la Zona di Pace in America Latina e Caraibi dichiarata a L’Avana nel 2014. A livello interno, il presidente Miguel Díaz-Canel ha guidato una protesta fuori dalla Sezione Interessi Usa all’Avana, sebbene le opinioni siano divise: alcuni cubani sperano in un intervento simile, altri temono ripercussioni.

Il Venezuela fornisce a Cuba 30.000 barili di petrolio al giorno, cruciali in mezzo alla crisi energetica e alle carenze dell’isola. Il personale dell’ambasciata cubana a Caracas e i collaboratori nei settori sanitario e sportivo venezuelani riferiscono di stare bene, senza vittime confermate. Tuttavia, Trump ha definito Cuba una «nazione fallita» e accennato a pressioni, mentre Rubio ha avvertito di conseguenze, inasprendo le tensioni politiche.

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