La Spagna ha intensificato la sua opposizione alla cattura militare statunitense del presidente venezuelano Nicolás Maduro il 3 gennaio 2026, intervenendo al Consiglio di sicurezza Onu e coordinando una dichiarazione Ue, mentre il premier Pedro Sánchez ha privilegiato un summit europeo su un evento militare nazionale.
Partendo dalla condanna ibero-americana congiunta emessa il 4 gennaio da Spagna, Brasile, Cile, Colombia, Messico e Uruguay – che ha respinto l’operazione Usa come violazione della sovranità e del diritto internazionale – la Spagna ha compiuto ulteriori passi diplomatici.
In una sessione del Consiglio di sicurezza Onu a New York, il rappresentante spagnolo Héctor Gómez ha avvertito che l’intervento pone un « precedente problematico per la pace e la sicurezza regionale », sottolineando la sovranità del Venezuela sulle sue risorse e la necessità di sforzi anticrimine cooperativi. La Spagna, che non ha riconosciuto le elezioni di Maduro del 2025 e ha criticato le questioni di diritti umani in Venezuela, ha ribadito che la democrazia non può essere imposta con la forza.
Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha descritto l’azione come « contraria al diritto internazionale » e un « precedente pericoloso », attribuendo alla Spagna la stesura di una dichiarazione critica Ue di 26 membri su 27 (esclusa l’Ungheria). Albares ha caldeggiato il dialogo per una risoluzione pacifica e un coinvolgimento continuo con la leader ad interim Delcy Rodríguez.
Il premier Pedro Sánchez ha saltato l’evento tradizionale della Pascua Militar con il re Felipe VI per partecipare a un summit europeo a Parigi, schierandosi con leader come Lula del Brasile e Petro della Colombia nel condannare l’azione Usa. Sánchez ha evidenziato la difesa da parte della Spagna della pace, della sovranità e di un ordine basato su regole, tracciando paralleli con altre crisi globali.
Sul piano interno, Albares ha criticato il leader dell’opposizione Alberto Núñez Feijóo del PP per una posizione « ridicola » fuori dal consenso internazionale, mentre il ministro della Cultura Ernest Urtasun ha accusato il PP di partigianeria.