Koldo García, ex consigliere di José Luis Ábalos, ha presentato la sua difesa alla Corte Suprema, negando categoricamente il coinvolgimento nella corruzione sui contratti di mascherine durante la pandemia. Chiede l’assoluzione, contraddice il racconto dell’imprenditore Víctor de Aldama, che ha ammesso i reati, critica l’audit del ministero dei Trasporti attuale e denuncia irregolarità procedurali.
Koldo García, in carcere preventivo da novembre, ha consegnato alla Corte Suprema un documento di 132 pagine che rigetta « in modo rotundo e in profondità » la narrazione della Procura Anticorruzione, che chiede 19 anni e mezzo di reclusione per associazione criminale, corruzione e traffico di influenze. La difesa, guidata da Leticia de la Hoz, sostiene che García ha agito come « facilitatore logistico » in una situazione di emergenza sanitaria, senza capacità di alterare le decisioni di appalto né di ricevere commissioni illegali. I suoi redditi, afferma, hanno origine lecita e tracciabile. García attacca Víctor de Aldama, definendolo un « ornitorinco processuale » per aver assunto il ruolo di accusatore pur essendo imputato. Aldama, che ha confessato i reati in cambio di una riduzione della pena per collaborazione, sostiene di aver diviso il 50% delle commissioni con Ábalos e García. La difesa di quest’ultimo liquida le accuse come « costruzione speculativa » priva di prove, lesiva della presunzione di innocenza, e chiede che Aldama testimoni per primo sotto controesame. Tra le irregolarità denunciate c’è la mancata accesso ai dispositivi telefonici sequestrati a García dall’UCO della Guardia Civil, che impedisce la contestualizzazione dei messaggi usati contro di lui. Si critica anche l’audit commissionato dal ministro attuale Óscar Puente, che rilevava irregolarità nei contratti d’emergenza, come un incarico « ad hoc » con bias incriminante. Il rapporto, si argomenta, contraddice la Corte dei Conti, che aveva validato la procedura d’urgenza, e ha deliberatamente nascosto dati chiave sui bisogni di mascherine. La difesa richiede testimoni tra cui Salvador Illa, Fernando Grande-Marlaska, Francina Armengol e Isabel Pardo de Vera. Sostiene inoltre che questioni come il salvataggio di Air Europa o l’assunzione di Jessica Rodríguez non erano nel suplicatorio congressuale originario, richiedendo una nuova autorizzazione parlamentare per evitare nullità.