La corte suprema francese ha respinto il ricorso di Marine Le Pen, rendendo definitiva la sua multa sospesa di 500 euro per aver diffamato il gruppo di aiuto ai migranti La Cimade. Le dichiarazioni del 2022 accusavano l'organizzazione di facilitare l'immigrazione illegale dalle Comore a Mayotte. L'avvocato dell'associazione accoglie con favore la sentenza per aver superato i limiti della libertà di espressione.
La Cour de cassation francese ha emesso la sua sentenza martedì 16 dicembre, confermando la decisione della corte d'appello di Parigi dell'11 settembre 2024. Marine Le Pen, leader dell'estrema destra del Rassemblement national, è stata processata per dichiarazioni fatte in un'intervista BFM-TV a gennaio 2022 durante la campagna per le elezioni presidenziali.
Rispondendo a domande sui ruoli dei gruppi umanitari, ha affermato: «A volte sì. [Essi] sono persino complici dei trafficanti, sì, a volte.» Poi ha preso di mira direttamente La Cimade, un'organizzazione che combatte la xenofobia e l'esclusione degli immigrati, sostenendo che «organizza la rete di immigrazione illegale dalle Comore» a Mayotte.
Patrice Spinosi, avvocato di La Cimade, ha detto ad AFP: «Le affermazioni della signora Le Pen che equiparano le azioni di La Cimade a quelle dei trafficanti di migranti erano inaccettabili. La Cour de cassation stabilisce che sono stati superati i limiti della libertà di espressione. Essere una figura politica non scusa tutti gli eccessi.»
Questo caso si aggiunge alle sfide per Le Pen, che è attualmente ineleggibile a causa di una condanna di primo grado nell'affare degli assistenti parlamentari europei riguardante il suo ex partito, il FN. Il suo appello in quella vicenda è fissato dal 13 gennaio al 12 febbraio 2026, un momento cruciale in vista della corsa presidenziale del 2027.