Nel processo d'appello a Parigi sul caso degli assistenti parlamentari del Front National, i procuratori il 3 febbraio 2026 hanno richiesto quattro anni di carcere, di cui uno fermo, e cinque anni di ineleggibilità contro Marine Le Pen, senza esecuzione provvisoria. Il caso riguarda un presunto sistema di distrazione di fondi europei dal 2004 al 2016 per finanziare il partito. La decisione della corte d'appello è attesa prima dell'estate.
Il 3 febbraio 2026, presso la Corte d'Appello di Parigi, i procuratori Stéphane Madoz-Blanchet e Thierry Ramonatxo hanno pronunciato una dura requisitoria nel processo d'appello sugli assistenti parlamentari europei del Front National (FN, ora Rassemblement National, RN). Hanno descritto il sistema istituito tra il 2004 e il 2016 come un'organizzazione «sistemica, duratura, assunta e diretta dalla leadership del partito», che ha consentito la distrazione di 1,4 milioni di euro dai fondi europei per retribuire il personale del partito in mezzo a difficoltà finanziarie. Contro Marine Le Pen, presidente del RN e considerata l'ideatrice del sistema dopo suo padre Jean-Marie Le Pen, la procura ha chiesto quattro anni di carcere, di cui uno fermo eseguibile con braccialetto elettronico, una multa di 100.000 euro e cinque anni di ineleggibilità senza esecuzione immediata. Questo attenua leggermente la sentenza di primo grado del 31 marzo 2025, che inflisse quattro anni di carcere di cui due fermi e ineleggibilità con esecuzione provvisoria, provocando sconcerto nelle file dell'estrema destra. «Marine Le Pen è stata l'ideatrice, dopo suo padre, di un sistema che ha permesso al partito di distrarre 1,4 milioni di euro», ha dichiarato Stéphane Madoz-Blanchet. Thierry Ramonatxo ha evidenziato il suo ruolo centrale: «Ha firmato i contratti. Non può dirci che non ne era consapevole. Era avvocata e giurista formata». Il sistema, inizialmente «artigianale» sotto Jean-Marie Le Pen, è stato «professjonalizzato» da Marine Le Pen dal 2012 in poi. Per gli altri undici imputati, inclusa l'RN come persona giuridica, le richieste confermano in gran parte le pene di primo grado, da sei mesi sospesi per Timothée Houssin a tre anni di cui due sospesi per Wallerand de Saint-Just. Gli avvocati del Parlamento Europeo, parte civile, hanno denunciato una «fiducia tradita» e affermato: «Non siamo in una zona grigia, siamo in una zona proibita». La corte, non vincolata dalla procura, emetterà la sentenza prima dell'estate 2026. Marine Le Pen, interrogata a gennaio, ha contestato qualsiasi intento criminoso, citando «disorganizzazione» del partito e «buona fede». Le udienze, più serene che in primo grado, hanno illuminato le disfunzioni del FN e la strategia degli imputati di delegittimare la giustizia.