Nel processo a Marine Le Pen, in discussione l'ambito della giurisdizione del tribunale

La difesa di Marine Le Pen ha segnato un punto il secondo giorno del processo d'appello sugli assistenti parlamentari europei del Fronte Nazionale. La procura pubblica ritiene che il partito non possa essere ritenuto responsabile per contratti non perseguiti, come stabilito dal tribunale a marzo 2025. Il tribunale deve pronunciarsi su questa questione legale giovedì.

Il processo d'appello nel caso degli assistenti parlamentari europei del Fronte Nazionale (FN) è proseguito mercoledì 14 gennaio 2026, nel secondo giorno di udienze. Marine Le Pen rischia l'idoneità all'elezione presidenziale in questa vicenda. La difesa ha ottenuto il sostegno della procura pubblica su un punto cruciale di diritto: l'ambito della giurisdizione del tribunale. La questione, dibattuta a fondo nell'autunno 2024 davanti al tribunale di primo grado, riguarda la possibilità di perseguire il partito per «ricezione di fondi pubblici rubati». Il giudice istruttore, nel suo decreto di rinvio, aveva autorizzato tale azione contro il FN, pur se gli eurodeputati non erano stati accusati per questo. Si era basata su due sentenze della Corte di Cassazione, estendendo così il periodo di prescrizione del reato e accrescendo le conseguenze finanziarie. Gli avvocati della difesa, inclusi quelli di Marine Le Pen, Wallerand de Saint-Just (tesoriere del partito) e Nicolas Crochet (contabile), avevano protestato con forza contro questa estensione. «La sorpresa, addotta [dalla difesa], è essa stessa sorprendente», avevano ribattuto i procuratori, iridendendo l'argomento che gli allegati dell'ordinanza fossero «decorativi». La procura pubblica, ora schierata con la difesa, stabilisce che il FN non può essere ritenuto responsabile per contratti di assistenti non perseguiti, confermando la decisione del tribunale di marzo 2025. La corte d'appello deve decidere giovedì su questo dibattito tecnico, che potrebbe limitare l'ambito delle imputazioni.

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